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Il
"caso diossina", esploso in Belgio nel 1999, e il più recente
caso "mucca pazza", hanno portato prepotentemente alla ribalta
il problema dell'alimentazione seguita negli allevamenti e della presenza
di sostanze chimiche nei mangimi.
Queste emergenze hanno rappresentato l'occasione per riscontrare come
alcuni luoghi comuni, specie per quanto riguarda gli allevamenti di pollo
e tacchino italiani, siano ancora profondamente radicati nell'opinione
generale. In realtà, invece, molte sono le garanzie che gli avicoltori
italiani sono in grado di assicurare al consumatore.
Anzi, proprio in seguito a queste situazioni di emergenza molti Paesi
europei hanno riconosciuto ai produttori avicoli italiani il primato di
qualità della loro produzione.
Il menu dei polli e tacchini italiani è infatti composto al 65% da
granturco e grano, al 20% da soia e il resto da integratori vitaminici e
sali minerali: tutti mangimi prodotti in Italia dagli stessi avicoltori,
secondo il sistema d'integrazione verticale.
Oltre il 90% delle aziende che commercializzano le carni di pollame sono,
infatti, ditte che possiedono propri allevamenti di riproduttori,
incubatoi, allevamenti da ingrasso e producono anche i mangimi per gli
animali. Esse sono, quindi, in grado di controllare totalmente ogni fase
produttiva, permettendo così alle autorità di controllare l'effettivo
rispetto delle norme igienico-sanitarie. |