1.
Esistono ancora le batterie?
No. Per
l'allevamento del pollame da carne sono scomparse da trent'anni. Oggi
polli e tacchini - ma anche faraone, anatre, ecc. - sono allevati a
terra: razzolano liberi di muoversi in grandi ambienti luminosi dove
possono alimentarsi a piacimento. Nei moderni allevamenti razionali
l'unico elemento artificiale è il continuo intervento dell'uomo nel
fornire agli animali cibo ottimale, cioè assai migliore di quello che
essi troverebbero sull'aia o in campagna. Ciò fa sì che la qualità
delle carni avicole sia di gran lunga superiore rispetto al passato; la
stessa loro maggior tenerezza è un pregio, perché dovuta, oltre che ad
alcune caratteristiche organolettiche intrinseche, anche alla più
giovane età del pollame in commercio.
2. Cosa
si intende per ciclo integrato di produzione?
Il
ciclo attuato in avicoltura. E cioè quello che lega contrattualmente
l'allevatore al mangimista ed all'azienda di macellazione e lavorazione
delle carni. È l'unico processo produttivo che consente una completa e
totale responsabilizzazione di tutte le fasi del ciclo al fine di
permettere una reale e totale garanzia di qualità del prodotto finito.
3. È
vero che le carni di pollame italiane sono tra le migliori nel mondo
dal
punto di vista qualitativo, e perché?
Le
carni avicole di produzione italiana sono di qualità oggettivamente
più elevata rispetto a quella media europea ed internazionale. Questa
superiorità risiede: nella scelta, da parte dei nostri allevatori, di
razze pesanti che offrono carni più mature e più gustose; nell'uso di
alimenti ad alto contenuto nutrizionale: granturco anziché, ad esempio,
sottoprodotti utilizzati in moltissimi allevamenti esteri, che danno
luogo a produzione di carni di qualità e sapidità inferiori; nel minor
contenuto di acqua delle carni (che da noi vengono raffreddate ad aria,
anziché ad acqua come per lo più negli altri paesi, nei quali questa
pratica fa sì che il pollame assuma acqua anche in quantità notevole,
che è poi venduta come carne); nella già accennata integrazione
produttiva completa, che consente alle aziende avicole di controllare
direttamente e in modo completo l'intero ciclo produttivo fino alla
logistica interna e distributiva culminante nella gestione di
un'ininterrotta catena del freddo che collega gli stabilimenti con i
punti di vendita; nella severità dei controlli ufficiali effettuati dai
veterinari delle ASL, senza confronti con gli altri paesi europei.
4. Nel
mercato italiano sono presenti polli o tacchini provenienti dall'estero?
No. Le
importazioni sono praticamente inesistenti. Il settore avicolo italiano,
contrariamente al resto della zootecnia, è totalmente autosufficiente.
Anzi, con le proprie produzioni riesce a soddisfare - oltre alla domanda
interna - anche quella esterna.
5.
Perché è importante il ruolo della carne nell'alimentazione quotidiana?
In un
corretto regime alimentare è opportuno che la carne sia rappresentata
frequentemente, anche tutti i giorni (per un adulto sono 100-150 g al
giorno), per assicurare un buon apporto di proteine di alto valore
nutritivo, nonché di altri importanti nutrienti "critici",
quali il ferro (presente in forma "eme", cioè più facilmente
biodisponibile), lo zinco e alcune vitamine del gruppo B.
In particolare le carni di pollo e tacchino contengono notevoli
quantità di proteine di alto valore biologico (ricche di lisina e di
aminoacidi ramificati), buone quantità del gruppo B, ferro
biodisponibile (soprattutto nel tacchino) e altri minerali, limitate
quantità di grassi e prevalentemente "insaturi".
6. Quali
sono i vantaggi di un alto contenuto di lisina nelle carni di pollo e
tacchino?
Le
proteine delle carni avicole, oltre ad essere ricche di aminoacidi
essenziali, sono così definiti gli otto aminoacidi che non possono
essere prodotti dall'organismo e che quindi devono essere
obbligatoriamente forniti dagli alimenti, lo sono in particolare di
lisina (da 1,6 a 1,8 g per etto di prodotto), istidina (circa 0,6 per
etto di prodotto) e arginina, tre aminoacidi il cui fabbisogno è più
elevato nei bambini e negli adolescenti.
Inoltre, nelle carni avicole, il rapporto fra aminoacidi essenziali e
aminoacidi totali è particolarmente favorevole, e ciò riveste grande
importanza negli organismi in accrescimento.
7. C'è
differenza tra le proteine delle carni cosiddette "rosse" e di
quelle bianche?
Il
valore nutrizionale delle proteine dei vari tipi di carne, sia quelle
cosiddette "rosse" che le "bianche", è il medesimo.
La differenza di colore è dovuta ad una maggiore presenza di mioglobina,
un pigmento che combinandosi con l'ossigeno accentua la colorazione
(carni rosse). Il contenuto proteico delle carni di pollo e tacchino si
aggira infatti sui 20-23 g per 100 grammi di parte edibile, risultando
in alcuni casi addirittura superiore a quello delle carni bovine e
suine.
8. È
vero che le carni bianche non contengono ferro?
Non è
vero. Infatti
le carni bianche non solo contengono ferro in quantità significative,
ma tale contenuto spesso (a seconda dei tagli) risulta pari a quello
delle carni rosse.
9. Le
carni di pollo e tacchino sono più digeribili
delle altre?
Sì, sono
più digeribili sia grazie alla bassa presenza di grassi e di tessuto
connettivo, sia per la ridotta lunghezza e il limitato diametro delle
fibre muscolari carnee: 47,6 micron contro i 73,3 della carne bovina e i
90,9 della carne suina. Tutte queste caratteristiche rendono le carni
avicole più masticabili e facilitano l'azione degli enzimi digestivi.
10. Quali
sono gli accorgimenti da adottare nella conservazione domestica
per
preservare la qualità delle carni?
Essendo
un alimento deperibile la carne deve essere conservata in casa cercando,
per quanto possibile, di non interrompere la catena del freddo che, come
è noto, costituisce il principale ostacolo alla riproduzione della
flora microbica causa del deterioramento degli alimenti. La carne
quindi, dopo l'acquisto, deve essere subito posta in frigorifero: a
temperatura di refrigerazione se se ne prevede il consumo entro pochi
giorni, a temperatura di congelamento se deve essere conservata per
periodi più lunghi.
Gli alimenti crudi inoltre vanno tenuti nettamente separati da quelli
cotti poiché possono essere veicolo di contaminazione crociata, ovvero
possono ricontaminare i prodotti già bonificati termicamente.
È importante sottolineare che i germi patogeni crescono meglio in un
alimento cotto poiché viene a mancare la competizione da parte della
normale flora saprofitaria.
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