1. È
vero che le galline ovaiole vengono allevate in batteria?
Sì è
vero, le
galline ovaiole sono allevate in batteria, essendo ciò indispensabile
per assicurare ai consumatori igiene e freschezza delle uova. Infatti,
solo l’allevamento in batteria garantisce che le uova vengano raccolte
immediatamente ed automaticamente senza subire contatti con la lettiera
o col terreno, ottenendo così uova dal guscio pulito ed evitando
contaminazioni microbiche. Norme U.E. vietano giustamente infatti, a
tutela del consumatore, sia la vendita di uova dal guscio sporco, sia il
lavaggio delle uova.
D'altro
canto, una recente direttiva UE vieta espressamente, a partire dal 2012,
questo sistema di allevamento. Già dal 2003 non sarà più permessa la
presenza di gabbie di batteria nei nuovi allevamenti e le galline verranno
allevate in gabbie più grandi (550 cm2 invece dei 450 attuali). Va,
tuttavia, notato come, nonostante la decisione presa a livello
comunitario, sia le Associazioni di consumatori, sia i produttori si sono
mostrati contrari alla direttiva, poiché questa non tiene conto della
necessità di fornire al consumatore un alimento igienicamente sicuro e
dal costo contenuto.
2. Come
vengono alimentate le galline?
Le
galline vengono alimentate con diete equilibrate a base di mais, farina
di soia, erba medica, farine proteiche, vitamine e sali minerali.
3. È
vero che le uova sono spesso causa di episodi di salmonellosi?
Le
salmonelle sono germi che, per la loro ubiquitarietà, possono essere
presenti in tutti gli alimenti, sia di origine vegetale che di origine
animale. Esse vengono facilmente inattivate dalla cottura per cui
alimenti quali carne e latte, che vengono di norma consumati dopo
trattamento termico, raramente sono causa di tossinfezione, a meno che
non abbiamo subito una contaminazione secondaria.
Le uova fresche, appena deposte, raramente contengono microrganismi al
loro interno e comunque - in quei rarissimi casi - sempre in numero
piuttosto esiguo.
Il livello di contaminazione della parte esterna, anche se mediamente
basso, può essere molto variabile dipendendo da diversi fattori che
vanno dalle impurità del tratto intestinale della gallina, alle
condizioni igieniche dell’ambiente in cui viene deposto e delle mani
degli operatori, ecc. Il guscio dell’uovo, se pulito, rappresenta
comunque un’ottima protezione in grado di mantenere l’uovo edibile
per diverso tempo.
La penetrazione dei microrganismi all’interno è inoltre sfavorita
dalla presenza della cuticola esterna, della membrana interna e dei
fattori antimicrobici presenti nell’albume. Nonostante queste
protezioni naturali l’uovo si può a volte contaminare e diventare
veicolo di tossinfezioni alimentari ed in particolar modo di
salmonellosi.
Va però precisato che l’uovo da consumo fresco non è mai, in
quanto tale, responsabile di salmonellosi. I dati epidemiologici a
nostra disposizione dimostrano infatti che nella maggior parte dei casi
le salmonellosi sono causate da preparazioni contenenti uova e anche
altri ingredienti che non necessitano di trattamento termico prima del
consumo, come ad esempio tiramisù e maionese.
Spesso, infatti, nella preparazione di tali alimenti non vengono
utilizzate uova fresche o di sicura origine e soprattutto non vengono
rispettate tutte quelle norme igieniche che sono fondamentali nella
preparazione degli alimenti. Il più delle volte, inoltre, tali cibi
vengono mantenuti per periodi più o meno lunghi a temperatura ambiente
dando la possibilità ai microrganismi, anche se inizialmente presenti
in numero esiguo, di moltiplicarsi velocemente fino a raggiungere una
carica in grado di provocare sindromi gastroenteriche nel consumatore.
4.
Perché è importante inserire le uova nella nostra alimentazione?
Soprattutto
perché rappresentano una fonte concentrata di proteine di origine
animale, ricche in aminoacidi solforati, (spesso meno presenti in altri
alimenti proteici), e pertanto in grado di contribuire in buona misura
alla copertura del fabbisogno proteico giornaliero. Ciò risulta di
particolare importanza per i soggetti in età evolutiva, per gli
sportivi e gli anziani, per i quali è più difficile assicurare un
soddisfacente apporto proteico.
5. È
vero che le uova contengono troppo colesterolo?
A
fornire un contributo decisivo a fugare i dubbi relativi alla presunta
relazione tra consumo di uova e incremento del rischio di cardiopatie è
uno studio condotto da Frank Hu e dai suoi collaboratori dell’Harvard
School of public Health pubblicato dal Journal
of the American Medical Association nell’aprile del 1999.
Questo studio ha condotto a risultati di grande rilevanza pratica:
mangiare fino a un uovo al giorno non influisce sull’incidenza delle
malattie cardiovascolari nelle persone sane. In parole semplici: non fa
aumentare il livello di colesterolo nel sangue.
Il colesterolo dell’uovo è presente solo nel tuorlo, in ragione di
circa 185 mg per uovo (valore recentemente aggiornato dall'Istituto
Nazionale della Nutrizione). Tale quantità copre buona parte della
quota di colesterolo assunto con gli alimenti, che si consiglia in
genere come dose "prudente" (300 mg/ die). Tuttavia spesso il
consumatore è portato a rinunciare a questo alimento perché lo ritiene
ricco di grasso e di colesterolo. In realtà il contenuto in grassi va
guardato senza pregiudizi, per quanto riguarda i riflessi sulla salute.
Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare trattandosi di
grassi di origine animale, la composizione in acidi grassi delle uova
(determinata recentemente con metodologie sensibili ed accurate) ha
mostrato una scarsa presenza di acidi grassi saturi ed una presenza più
elevata di acidi grassi insaturi con prevalenza di acido linoleico e di
acido arachidonico.
Tutto ciò ha un’influenza diretta sul significato del contenuto in
colesterolo dell’uovo per l’alimentazione umana, in quanto è ormai
dimostrato che la qualità nutrizionale dei lipidi alimentari va
valutata non solo e non tanto sulla base del tenore in colesterolo (anch’esso
un lipide), quanto soprattutto sulla base del contenuto in acidi grassi
saturi, monoinsaturi e polinsaturi.
Pertanto, se è innegabile l’elevato tenore in colesterolo del tuorlo
delle uova, anche se oggi ridotto di un quarto rispetto al passato,
altrettanto vero è che nell'uovo la prevalenza - fra gli acidi grassi -
di quelli insaturi ne diminuisce l’impatto sulla lipemia e perciò sul
rischio di malattie cardiovascolari. D’altro canto, recenti studi
hanno dimostrato che è comunque possibile ridurre il tenore in
colesterolo delle uova giocando su diversi parametri quali la razza di
ovaiole, la composizione dei mangimi, l'età delle galline e quindi il
peso delle uova. Così, ad esempio, si è visto che uova più piccole
hanno un contenuto in colesterolo sensibilmente più basso non solo in
valore assoluto, ma anche in valore percentuale rispetto alle uova più
grandi.
6. È
vero che le uova sono poco digeribili?
In
genere l’uovo non presenta problemi di digeribilità, a meno che non
sia cotto troppo a lungo, o preparato con elevate quantità di grassi.
Per quanto riguarda la velocità di svuotamento gastrico, due uova crude
o alla coque lasciano lo stomaco in due ore circa e in tre ore se sode,
mentre dopo l’ingestione di latte lo stomaco si svuota in due ore e
mezzo e in tre ore dopo quella di carne.
7. È
vero che le uova fanno male al fegato?
Le uova
non sono assolutamente dannose per il fegato, anzi, considerando l’elevato
contenuto di sostanze ad azione protettiva della cellula epatica, sono
utili per il metabolismo dell’epatocita. L’uovo tuttavia ha una
notevole azione colecistocinetica (stimola la contrazione della
colecisti), e pertanto è controindicato nei soggetti portatori di
calcolosi delle vie biliari.
8. Quante
uova possiamo mangiare al giorno?
In
media un individuo adulto può tranquillamente consumare quattro uova
alla settimana, ma nei soggetti sani e in particolare nei giovani in
accrescimento e negli sportivi, non ci sono ragioni per sconsigliarne
anche un consumo maggiore.
9. È
più consigliabile acquistare le uova sfuse o quelle confezionate?
Solo le
uova confezionate offrono garanzie di igiene e freschezza al
consumatore, dal momento che, per legge, devono riportare la data di
consumo preferibile sulla confezione e che sono sottoposte a continui
controlli durante tutte le fasi del ciclo produttivo. Occorre inoltre
rilevare che il legislatore, considerando che le uova - di norma - non
si acquistano (come avviene invece per la maggior parte dei prodotti
alimentari) nella logica del consumo immediato, ha imposto ai
dettaglianti di ritirare le confezioni dal commercio sette giorni prima
del termine indicato come preferibile per il consumo, affinché l’acquirente
possa conservarle ed utilizzarle in tutta tranquillità - perché ancora
fresche - anche nei giorni successivi.
10. Le
uova devono essere conservate in frigorifero o possono anche rimanere
a
temperatura ambiente?
È
stato più volte dimostrato che la moltiplicazione delle salmonelle è
strettamente correlata alla temperatura: temperature basse sono in grado
di impedire o rallentare la moltiplicazione delle salmonelle mentre
temperature elevate permettono il loro sviluppo.
La conservazione delle uova in frigo è quindi una tappa importante ai
fini delle igienicità di tale prodotto.
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