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16.12.2001 Nuovi
parametri di sicuro riferimento per tutti gli operatori
L'area urbana capitolina e il Lazio, come del resto tutto il centro-sud del nostro Paese, costituiscono una zona di forte consumo di uova con una media annuale pro capite che oscilla tra le 250 e le 290, contro una media nazionale che quest'anno sarà di 228 unità. Data l'importanza rivestita da questa piazza commerciale, importanti aziende di produzione e commercializzazione attive nel settore avicolo in tutta Italia - aziende che muovono ogni settimana oltre 40 milioni uova di cui più di 4 sulla sola piazza di Roma - si sono accreditate presso la borsa merci capitolina. Considerata
l'importanza dei volumi di merce trattata, e venendo incontro alle esigenze
del settore e dell'Unione Nazionale dell'Avicoltura - che rappresenta
oltre il 90% dei produttori avicoli italiani - la Camera di Commercio
di Roma ha costituito presso la propria Borsa Merci una Commissione Uova
i cui rappresentanti, ogni giovedì - giorno di apertura settimanale
del Mercato - prenderanno parte alle riunioni del Comitato di Listino
che elabora i prezzi rilevati per i diversi prodotti quotati alla Borsa
Merci della Capitale. Le
quotazioni settimanali saranno disponibili, a partire dalle ore 14.30
di ogni giovedì, sul sito Internet www.borsamerciroma.com.
PREZZI FRANCO ARRIVO SULLA PIAZZA DI ROMA
16.11.2001 In merito al traffico internazionale di anabolizzanti utilizzati per l'alimentazione animale scoperto dall'Arma dei Carabinieri e all'arresto di un presunto allevatore di polli implicato in tale traffico, l'U.N.A.-Unione Nazionale dell'Avicoltura - l'associazione che rappresenta il 95% del settore delle carni avicole italiane - ritiene di dovere precisare quanto segue: 1) La persona arrestata e citata come "allevatore di polli" non è socio dell'U.N.A. e non risulta neanche essere tra i fornitori delle aziende associate. 2) I produttori avicoli italiani aderenti all'U.N.A. non utilizzano e non hanno mai utilizzato anabolizzanti, non solo perché illegali ma anche perché, di fatto, del tutto inutili visti la breve durata del ciclo vitale del pollame d'allevamento e i lunghi tempi necessari a questo tipo di farmaci per produrre un qualche effetto. L'U.N.A. nutre quindi forti e seri dubbi sul fatto che la persona arrestata possa essere, effettivamente, un allevatore di polli. 3) La migliore tutela per i consumatori è, comunque, costituita dall'acquisto di prodotti garantiti dal marchio delle aziende italiane, non fidandosi di acquistare prodotti privi di bollo sanitario o di dati identificativi del produttore. I produttori avicoli italiani, da sempre attenti al lavoro delle forze dell'ordine nella repressione delle sofisticazioni e delle frodi alimentari, plaudono ad ogni intervento volto alla tutela della salute pubblica. La repressione di ogni comportamento scorretto e lesivo della salute pubblica è strumento fondamentale e di duplice tutela. Tutela dei produttori dalla concorrenza sleale e tutela della salute dei consumatori. 24.09.2001
Sabato
22 settembre2001, sotto la presidenza di Jacques Risse si è tenuta a Roma
la 44° Assemblea Generale dell'AVEC-Associazione Europea dei Produttori
Avicoli. I timori
dell'Avec sono condivisi anche dal Governo italiano e dall'O.I.E-Organizzazione
Internazionale delle Epizoozie. Infatti, nel suo intervento di apertura
dei lavori, il Professor Romano Marabelli, Direttore Generale della DG
Sanità Pubblica Veterinaria e Alimenti del Ministero della Salute e Presidente
dell'O.I.E, ha dichiarato: "Il settore avicolo - specie quello italiano
- è in prima linea per quanto riguarda la credibilità presso il consumatore. All'Avec,
fondata nel 1966, aderiscono tutti i Paesi dell'Unione Europea: Austria,
UEBL, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia,
Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. 01.08.2001 In merito alla dichiarazione rilasciata oggi da David Byrne, Commissario UE per la Sanità e la Protezione dei Consumatori in merito alle nuove strategie di prevenzione delle salmonellosi varate dall'Unione e in cui si dichiara che l'origine di questa infezione si trova innanzitutto nei prodotti a base di pollame, l'UNA-Unione Nazionale dell'Avicoltura, vuole precisare che nessun alimento è di per sé responsabile delle salmonellosi. Il batterio responsabile di questa infezione è, infatti, contenuto non solo in alimenti di origine animale ma anche in quelli di origine vegetale; tali microrganismi sono poi sempre presenti anche nell'ambiente in cui viviamo: su tappeti, tende, sulle soglie delle nostre case, nell'aspirapolvere o nel frigorifero, come ha dimostrato un importante studio dell'Università dell'Arkansas condotto per due anni su casi di bambini ricoverati per salmonellosi. "E' dal 1992 che la UE ha fatto entrare in vigore una precisa normativa sul controllo delle zoonosi e sugli agenti zoonotici - ha precisato Rita Pasquarelli - Direttore generale dell'UNA. Il commissario Byrne ha, evidentemente, lanciato l'allarme sulla scarsa attenzione data dai media al problema della salmonella per fare salire il livello di attenzione nei paesi più sensibili a questo tipo di problemi, e tra questi certamente non vi è l'Italia. Responsabile della salmonellosi non è nessun alimento in particolare, ma solo il mancato rispetto di norme igieniche nella lavorazione, conservazione e preparazione del cibo. Non esistono prodotti che più di altri hanno la possibilità di trasmettere il batterio della salmonella. Questo è un luogo comune da sfatare, un pregiudizio che colpisce soprattutto alimenti come le uova mentre esse - come altri alimenti consumati crudi - possono essere un veicolo per questo microrganismo solo se non vengono rispettati principi igienici davvero elementari - ha concluso Rita Pasquarelli". Igiene e sicurezza del cibo che si consuma, soprattutto in Italia, sono da sempre i pilastri di un sistema di prevenzione davvero valido. La responsabilità della sicurezza dei prodotti alimentari va ripartita lungo tutta la filiera che parte dalla produzione, passa per la lavorazione e la distribuzione e arriva fino alla ristorazione collettiva e al consumo domestico. E' infatti dimostrato che sono proprio questi ultimi gli anelli critici responsabili di quasi tutti i casi di salmonellosi registrati in Italia. Nel caso del comparto avicolo, i livelli raggiunti nel controllo igienico del prodotto sono ormai molto alti, soprattutto nel nostro Paese. Mangimi trattati termicamente, capannoni studiati per offrire l'ambiente più confortevole e pulito per l'animale, vaccinazione degli animali contro tale patologia hanno drasticamente ridotto negli anni il rischio salmonella. Il fatto che la produzione avicola sia totalmente controllata, dall'azienda al negozio, è già un'ottima garanzia di salubrità del prodotto. A rassicurare ulteriormente i consumatori, poi, esistono capillari forme di controllo da parte delle autorità sanitarie pubbliche. 28.06.2001 Questi i temi dominanti dell'assemblea generale dell'Unione Nazionale dell'Avicoltura. Presentati la rivista Unavicoltura e il nuovo sito internet dell'associazione Sotto la presidenza di Guido Sassi, si è tenuta il 28 giugno a Bologna l'Assemblea Generale dell'UNA-Unione Nazionale dell'Avicoltura. Dall'Assemblea, assieme ad un augurio di buon lavoro, si è levato un invito al nuovo Governo affinché ponga particolare attenzione ad un settore come quello avicolo, uno dei pochi non assistiti dell'agricoltura italiana, e che di recente ha sofferto di riflesso e senza nessuna responsabilità dei problemi di sicurezza alimentare sorti in comparti affini e in altri paesi. Tra i temi affrontati, grande rilievo ha avuto quello della sicurezza alimentare, un argomento che negli ultimi mesi ha messo in seria crisi il settore agroalimentare italiano e toccato da vicino i consumatori. "Anche gli avicoltori italiani hanno risentito di un periodo così critico. Tuttavia l'UNA ha risposto con tempestività e trasparenza ogni volta che è stato necessario, confermandosi una delle poche associazioni del settore zootecnico italiano in grado di garantire il consumatore anche in momenti di particolare difficoltà. Oggi più che mai l'UNA è dalla parte non solo dei produttori ma, anche e soprattutto, dei consumatori" ha ricordato Guido Sassi, Presidente dell'UNA. Sono poi state presentate le iniziative dell'UNA nell'ambito della comunicazione interna e esterna, uno strumento ormai imprescindibile per la gestione del rapporto con i propri soci come con il mondo dei media e dei consumatori. Prima fra tutte, la ripresa, dopo un anno di interruzione, della pubblicazione della storica rivista Unavicoltura che torna in una veste grafica completamente rinnovata e si propone come numero unico annuale di bilancio delle attività dell'Associazione. Il primo numero della nuova serie, tutto incentrato sulle tematiche della sicurezza alimentare, si apre con una lunga intervista a David Byrne, Commissario Europeo per la Sanità e la Protezione dei Consumatori. È stato poi presentato ai soci il rinnovato sito istituzionale dell'Associazione (www.unionenazionaleavicoltura.it), concepito come strumento di informazione tecnica per associati e addetti ai lavori che vuole essere un vero punto di riferimento per il settore. Il nuovo sito va ad affiancarsi a www.pianetapollo.com, il sito di prodotto, un luogo virtuale ricco di informazioni e curiosità che veicola le attività di comunicazione dell'UNA e si rivolge tanto agli addetti ai lavori e ai media quanto ai consumatori. Nel corso dei lavori, sono inoltre stati presentate ai soci le proiezioni dell'annata avicola 2001. Durante l'anno in corso si prevede che il settore produrrà un milione e trecentomila tonnellate di carne di pollame, di cui un milione e duecentomila destinate al mercato interno e le restanti centomila a quello estero. Per quanto riguarda invece le uova, per il 2001 si prevede una produzione di tredici miliardi di unità. I consumi di carne avicola per abitante supereranno i venti kg, mentre il consumo di uova dovrebbe collocarsi intorno alle duecentoventotto unità per abitante. Il fatturato annuo stimabile del settore dovrebbe quindi attestarsi intorno ai novemilacinquecento miliardi con un aumento dell'8% rispetto al 2000. 27.06.2001 Roma - In merito alla richiesta di maggiori controlli nelle aziende avicole italiane presentata oggi dal presidente Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica), Vincenzo Vizioli, ai ministri della Sanità e delle Politiche Agricole, a seguito della notizia che le uova e il pollame inglesi conterrebbero tracce di tre antibiotici dannosi per la salute umana, l'U.N.A., Unione Nazionale dell'Avicoltura, vuole precisare che tali farmaci (la nicarbazina, il lasalocid e il dimetridazolo) non sono sostanze antibiotiche e non vengono mai utilizzati con questa funzione nelle terapia veterinaria. "La
nicarbazina e il lasalocid - precisa Rita Pasquarelli, direttore generale
U.N.A. - sono sostanze coccidiostatiche che si usano per eliminare forme
di parassitosi (coccidi) negli animali. Il dimetridazolo, invece, è un
altro antiparassitario che viene utilizzato per il controllo dell'istomoniasi
e della tricomoniasi (parassiti) in alcune specie avicole. In Italia l'utilizzo
di tali sostanze nel pollame da carne è calato drasticamente negli ultimi
anni in quanto le aziende hanno scelto la vaccinazione dei pulcini: una
misura preventiva, estremamente costosa, che però assicura al consumatore
maggiori garanzie di salubrità del prodotto. "Quello dell'Aiab - conclude il direttore generale U.N.A. - è un vero e proprio attacco portato, a proprio vantaggio, ai danni dell'avicoltura italiana che rischia di confondere i consumatori, alimentandone dubbi e incertezze su uova e carni bianche italiane, che restano - fino a prova contraria - le più sane d'Europa. In un'ottica di maggiore chiarezza in tema di sicurezza alimentare, auspichiamo - pertanto - maggiori controlli non solo nei nostri allevamenti ma anche nelle coltivazioni biologiche e in ogni altro settore produttivo agro-alimentare per verificare il livello di sicurezza dei prodotti e le garanzie di qualità offerte ai consumatori".
05.04.2001 Cresce il PLV dell'11% rispetto al 1999 e il fatturato totale si attesta sugli 8.800 miliardi di lire. La produzione di carni avicole diminuisce solo dell'11%, mentre cala del 14% quella delle uova. Tengono, però, i consumi nazionali con 18,48 Kg di carni avicole e 219 uova pro capite. Favorevoli le previsioni per il 2001. Roma - I dati di bilancio dell'annata avicola 2000 diffusi dall'U.N.A. - Unione nazionale dell'Avicoltura - confermano che lo scorso anno il comparto avicolo italiano ha tenuto, nonostante il 'periodo nero' attraversato, dalla metà dicembre 1999 al mese di aprile del 2000, causato dall'influenza aviare che ha colpito gli allevamenti. Pur senza beneficiare dei supporti economici nazionali e comunitari concessi ad altri settori zootecnici, infatti, il PLV dell'avicoltura italiana è cresciuto dell'11% rispetto al 1999, raggiungendo i 5.750 miliardi di lire e rappresentando il 20,9% dell'intero settore zootecnico e il 7,2% dell'agricoltura nazionale. Il fatturato totale del settore, inoltre, si è collocato a 8.800 miliardi di lire (6.500 miliardi del comparto carni e 2.300 miliardi del comparto uova), facendo registrare un incremento di oltre il 7% rispetto ai valori dell'anno precedente. La crisi
sanitaria causata dall'influenza aviare - una patologia che colpisce solo
gli animali e che è, invece, innocua per l'uomo - che ha colpito gli allevamenti
della Lombardia e del Veneto, da sempre tra le regioni a maggiore vocazione
avicola, ha prodotto, nel complesso, effetti relativamente modesti. Per sopperire
al calo di produzione nazionale a seguito dell'influenza aviare, durante
lo scorso anno, sono stati quindi importati anche 1 miliardo e 200 milioni
di uova in guscio e 11.000 tonnellate di uova pastorizzate, esportando
- nello stesso periodo - 7 milioni di uova in guscio e 4.000 tonnellate
di uova pastorizzate. Ad acquistare uova sono state, soprattutto, le famiglie
italiane (64% del consumo totale), sempre più conquistate da quest'alimento
che costituisce una fonte proteica indispensabile e alla portata di tutte
le tasche, mentre il restante 36% è stato assorbito dall'industria, dall'artigianato
e dalle collettività.
01.02.2001 Roma - L'U.N.A., Unione Nazionale dell'Avicoltura, vuole prendere posizione in merito al rincaro delle carni di pollame denunciato, sulla stampa nazionale, da Federconsumatori che indica una lievitazione dei costi del pollame mediamente del 40%, con punte addirittura oltre il 50%. Si tratta, secondo l'associazione di categoria dei produttori avicoli italiani, di dati erronei e non attendibili. Parlare
di impennate dei prezzi del pollame, con una simile lievitazione dei costi
rispetto allo scorso mese di novembre, è fuori luogo come prova l'analisi
delle quotazioni del mercato all'ingrosso di Milano, relative ai prezzi
al chilo del pollo a busto, percepiti dai produttori. I dati confermano,
infatti, che, a fronte di un costo medio di produzione di L. 3.500 al
chilo per un pollo a busto, a causa di una crisi di sovrapproduzione avicola
dovuta a dinamiche interne del mercato, all'inizio del mese di novembre
il pollo a busto veniva venduto all'ingrosso ad un prezzo oscillante tra
le 2.500 e 2.600 lire. Al 30 novembre 2000 il costo all'ingrosso del pollo
a busto è risaliva a
L. 3.600 al chilo per toccare quota 4.450 lire il 31 gennaio del 2001.
03.01.2001 L'Unione Nazionale dell'Avicoltura precisa che il regolamento europeo che sancisce l'obbligo di specificare il metodo di allevamento delle galline sulle uova in vendita, diventerà attuativo solo tra tre anni, quando la UE avrà fornito un protocollo di applicazione comune per tutti gli Stati dell'Unione. Roma
- L'U.N.A., Unione Nazionale dell'Avicoltura, a proposito delle
notizie recentemente diffuse da alcuni organi di stampa riguardo all'approvazione
del consiglio dei ministri agricoli della UE di un nuovo regolamento che
stabilisce l'obbligo di specificare, mediante un codice identificativo
da apporre su ogni singolo uovo, l'allevamento e il metodo adottato, intende
precisare che tale regolamento non sarà applicabile, come affermato da
alcuni media, a partire dal 1° gennaio 2001, ma entrerà in vigore a partire
dal 1° gennaio 2004 in quanto la UE deve ancora definire le regole applicative
valide in tutti gli Stati membri.
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