2001



 


16.12.2001
COSTITUITA PRESSO LA BORSA MERCI DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI ROMA LA COMMISSIONE UOVA

Nuovi parametri di sicuro riferimento per tutti gli operatori
del settore avicolo e della distribuzione agroalimentare


Roma, 6 dicembre 2001 - Si è insediata oggi a Roma la Commissione Uova del Comitato per il Listino della Borsa Merci della locale Camera di Commercio.
Scopo dell'istituzione della Commissione è elaborare e diffondere corrette quotazioni per il mercato delle uova a Roma.

L'area urbana capitolina e il Lazio, come del resto tutto il centro-sud del nostro Paese, costituiscono una zona di forte consumo di uova con una media annuale pro capite che oscilla tra le 250 e le 290, contro una media nazionale che quest'anno sarà di 228 unità. Data l'importanza rivestita da questa piazza commerciale, importanti aziende di produzione e commercializzazione attive nel settore avicolo in tutta Italia - aziende che muovono ogni settimana oltre 40 milioni uova di cui più di 4 sulla sola piazza di Roma - si sono accreditate presso la borsa merci capitolina.

Considerata l'importanza dei volumi di merce trattata, e venendo incontro alle esigenze del settore e dell'Unione Nazionale dell'Avicoltura - che rappresenta oltre il 90% dei produttori avicoli italiani - la Camera di Commercio di Roma ha costituito presso la propria Borsa Merci una Commissione Uova i cui rappresentanti, ogni giovedì - giorno di apertura settimanale del Mercato - prenderanno parte alle riunioni del Comitato di Listino che elabora i prezzi rilevati per i diversi prodotti quotati alla Borsa Merci della Capitale.
Tali quotazioni, che si baseranno sulle contrattazioni e gli affari conclusi nel mercato, potranno così costituire un sicuro punto di riferimento per tutti gli operatori del centro-sud.

Le quotazioni settimanali saranno disponibili, a partire dalle ore 14.30 di ogni giovedì, sul sito Internet www.borsamerciroma.com.

 
UOVA FRESCHE DI PRODUZIONE NAZIONALE
(selezionate di Categoria A)

Min. Max

Categoria XL
Grandissime: 75 g e più
£/100 uova 17.500/17.800

Categoria L
Grandi: da 63 a 73 g
£/100 uova 15.000/15.300

Categoria M
Medie: da 53 a 63 g
£/100 uova 14.000/14.300

Categoria S
Piccole: meno di 53
£/100 uova 12.000/12.300

 

PRODOTTI LIQUIDI PASTORIZZATI REFRIGERATI
(+4°C) in bag da 20 kg

Min. Max

Uova intere sgusciate
£/kg
2.200/2.300

Tuorlo
£/kg
4.700/4.800

Albume
£/kg
1.400/1.500

 

PRODOTTI LIQUIDI PASTORIZZATI REFRIGERATI
(+4°C) in brik da 1 kg

Min. Max

Uova intere sgusciate
£/kg
2.800/2.900

Tuorlo
£/kg
5.200/5.300

Albume
£/kg
1.700/1.800

PREZZI FRANCO ARRIVO SULLA PIAZZA DI ROMA

 


16.11.2001
TRAFFICO DI ANABOLIZZANTI LA CONDANNA DELL'UNIONE NAZIONALE DELL'AVICOLTURA

In merito al traffico internazionale di anabolizzanti utilizzati per l'alimentazione animale scoperto dall'Arma dei Carabinieri e all'arresto di un presunto allevatore di polli implicato in tale traffico, l'U.N.A.-Unione Nazionale dell'Avicoltura - l'associazione che rappresenta il 95% del settore delle carni avicole italiane - ritiene di dovere precisare quanto segue:

1) La persona arrestata e citata come "allevatore di polli" non è socio dell'U.N.A. e non risulta neanche essere tra i fornitori delle aziende associate.

2) I produttori avicoli italiani aderenti all'U.N.A. non utilizzano e non hanno mai utilizzato anabolizzanti, non solo perché illegali ma anche perché, di fatto, del tutto inutili visti la breve durata del ciclo vitale del pollame d'allevamento e i lunghi tempi necessari a questo tipo di farmaci per produrre un qualche effetto. L'U.N.A. nutre quindi forti e seri dubbi sul fatto che la persona arrestata possa essere, effettivamente, un allevatore di polli.

3) La migliore tutela per i consumatori è, comunque, costituita dall'acquisto di prodotti garantiti dal marchio delle aziende italiane, non fidandosi di acquistare prodotti privi di bollo sanitario o di dati identificativi del produttore.

I produttori avicoli italiani, da sempre attenti al lavoro delle forze dell'ordine nella repressione delle sofisticazioni e delle frodi alimentari, plaudono ad ogni intervento volto alla tutela della salute pubblica. La repressione di ogni comportamento scorretto e lesivo della salute pubblica è strumento fondamentale e di duplice tutela. Tutela dei produttori dalla concorrenza sleale e tutela della salute dei consumatori.


24.09.2001
AVICOLTORI EUROPEI: "GARANZIE DI SICUREZZA ANCHE DAI FUTURI MEMBRI UE"


 Forti preoccupazioni per il prossimo allargamento dell'Unione ad Est e per la crescente aggressività di Paesi come Brasile e Tailandia. Una preoccupazione condivisa anche dal Governo italiano

Sabato 22 settembre2001, sotto la presidenza di Jacques Risse si è tenuta a Roma la 44° Assemblea Generale dell'AVEC-Associazione Europea dei Produttori Avicoli. 
Dalle relazioni e dal dibattito, è emersa la forte preoccupazione per il prossimo allargamento ad Est dell'UE e per la crescita delle esportazioni dei Paesi terzi verso l'Europa. Il settore avicolo europeo, e in particolare quello italiano, rappresenta oggi, infatti, un comparto produttivo assolutamente avanzato e che ha fatto sue già da anni quelle che sono oggi divenute le normali scelte a tutela della sicurezza dei consumatori richieste dalla legislazione dell'UE. Grazie alla sua capacità di innovazione, all'attenzione per la salute animale e la sicurezza alimentare e alla strettissima e positiva collaborazione con la sanità pubblica, l'avicoltura europea gode oggi di un'altissima credibilità presso i consumatori. 
Questo nonostante le crisi che hanno recentemente attraversato il settore alimentare. E proprio a tutela di questa situazione di "eccellenza" nascono le preoccupazioni dell'Avec. Come è ovvio, la sicurezza alimentare ha dei costi economici che influenzano i prezzi al consumo, e l'aumento delle importazioni di prodotti avicoli da Paesi come il Brasile, la Tailandia e quelli dell'Est europeo che immettono sul mercato merci a basso costo desta estrema preoccupazione tra i produttori dell'UE. 
Il fenomeno al momento rimane in Italia del tutto marginale, ma dato il coinvolgimento di alcuni Paesi europei, il timore è quello di trovarsi a dovere competere con la concorrenza di prodotti a basso costo immessi sul mercato da produttori che non hanno la stessa attenzione di quelli europei nei confronti dell'igiene e della qualità sanitaria oltre che organolettica dei prodotti. 
Con la diffusione di questi prodotti non garantiti in termini di sicurezza, il rischio che corre l'avicoltura europea è quello di pagare colpe non sue, venendo penalizzata da un punto di vista economico come di immagine. L'Avec avanza quindi precise richieste all'UE e chiede che ai futuri membri venga richiesto di fornire da subito le medesime garanzie e che tali provvedimenti siano applicati come criterio di selezione per le importazioni anche ai Paesi terzi.

I timori dell'Avec sono condivisi anche dal Governo italiano e dall'O.I.E-Organizzazione Internazionale delle Epizoozie. Infatti, nel suo intervento di apertura dei lavori, il Professor Romano Marabelli, Direttore Generale della DG Sanità Pubblica Veterinaria e Alimenti del Ministero della Salute e Presidente dell'O.I.E, ha dichiarato: "Il settore avicolo - specie quello italiano - è in prima linea per quanto riguarda la credibilità presso il consumatore. 
I nuovi Paesi che entreranno nell'UE dovranno fornire garanzie di sicurezza. Inoltre, secondo i piani strategici dell'O.I.E., anche i paesi extra europei dovranno uniformarsi ai criteri di sicurezza dell'UE".

All'Avec, fondata nel 1966, aderiscono tutti i Paesi dell'Unione Europea: Austria, UEBL, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. 
L'Avec rappresenta i produttori avicoli europei nei consessi internazionali e dà voce ad un comparto produttivo che si posiziona oggi al terzo posto nel mondo dopo USA e Cina e al secondo posto in Europa nel settore delle carni con una produzione annua di circa 9 milioni di tonnellate e un consumo pro-capite di 22 kg. 
Oltre a quelli dei rappresentanti delle associazioni di categoria dei Paesi membri, e ad una folta rappresentanza dei maggiori produttori avicoli europei - per la gran parte personalmente presenti - i lavori hanno visto gli interventi di Marc Savey, Direttore dell'AFSSA-Agenzia Francese per la Sicurezza Alimentare e Vicepresidente della Commissione di studio sulla BSE e i prioni; Peel Holroyd, esperto internazionale di questioni agroalimentari; Henning Christophersen, ex Vicepresidente della Commissione Europea e Presidente di Epsilon; Helmut Klemm, Responsabile del Settore Avicoltura della DG Agricoltura della Commissione UE, Jukka Niemi rappresentante del Settore Avicoltura della DG Agricoltura della Commissione UE.


01.08.2001
TORNA L'INCUBO SALMONELLA? U.N.A.: "ECCO COME DORMIRE SONNI TRANQUILLI"

In merito alla dichiarazione rilasciata oggi da David Byrne, Commissario UE per la Sanità e la Protezione dei Consumatori in merito alle nuove strategie di prevenzione delle salmonellosi varate dall'Unione e in cui si dichiara che l'origine di questa infezione si trova innanzitutto nei prodotti a base di pollame, l'UNA-Unione Nazionale dell'Avicoltura, vuole precisare che nessun alimento è di per sé responsabile delle salmonellosi. Il batterio responsabile di questa infezione è, infatti, contenuto non solo in alimenti di origine animale ma anche in quelli di origine vegetale; tali microrganismi sono poi sempre presenti anche nell'ambiente in cui viviamo: su tappeti, tende, sulle soglie delle nostre case, nell'aspirapolvere o nel frigorifero, come ha dimostrato un importante studio dell'Università dell'Arkansas condotto per due anni su casi di bambini ricoverati per salmonellosi.

"E' dal 1992 che la UE ha fatto entrare in vigore una precisa normativa sul controllo delle zoonosi e sugli agenti zoonotici - ha precisato Rita Pasquarelli - Direttore generale dell'UNA. Il commissario Byrne ha, evidentemente, lanciato l'allarme sulla scarsa attenzione data dai media al problema della salmonella per fare salire il livello di attenzione nei paesi più sensibili a questo tipo di problemi, e tra questi certamente non vi è l'Italia. Responsabile della salmonellosi non è nessun alimento in particolare, ma solo il mancato rispetto di norme igieniche nella lavorazione, conservazione e preparazione del cibo. Non esistono prodotti che più di altri hanno la possibilità di trasmettere il batterio della salmonella. Questo è un luogo comune da sfatare, un pregiudizio che colpisce soprattutto alimenti come le uova mentre esse - come altri alimenti consumati crudi - possono essere un veicolo per questo microrganismo solo se non vengono rispettati principi igienici davvero elementari - ha concluso Rita Pasquarelli".

Igiene e sicurezza del cibo che si consuma, soprattutto in Italia, sono da sempre i pilastri di un sistema di prevenzione davvero valido. La responsabilità della sicurezza dei prodotti alimentari va ripartita lungo tutta la filiera che parte dalla produzione, passa per la lavorazione e la distribuzione e arriva fino alla ristorazione collettiva e al consumo domestico. E' infatti dimostrato che sono proprio questi ultimi gli anelli critici responsabili di quasi tutti i casi di salmonellosi registrati in Italia. Nel caso del comparto avicolo, i livelli raggiunti nel controllo igienico del prodotto sono ormai molto alti, soprattutto nel nostro Paese. Mangimi trattati termicamente, capannoni studiati per offrire l'ambiente più confortevole e pulito per l'animale, vaccinazione degli animali contro tale patologia hanno drasticamente ridotto negli anni il rischio salmonella. Il fatto che la produzione avicola sia totalmente controllata, dall'azienda al negozio, è già un'ottima garanzia di salubrità del prodotto. A rassicurare ulteriormente i consumatori, poi, esistono capillari forme di controllo da parte delle autorità sanitarie pubbliche.


28.06.2001
SICUREZZA ALIMENTARE E CORRETTA COMUNICAZIONE

Questi i temi dominanti dell'assemblea generale dell'Unione Nazionale dell'Avicoltura. Presentati la rivista Unavicoltura e il nuovo sito internet dell'associazione

Sotto la presidenza di Guido Sassi, si è tenuta il 28 giugno a Bologna l'Assemblea Generale dell'UNA-Unione Nazionale dell'Avicoltura. Dall'Assemblea, assieme ad un augurio di buon lavoro, si è levato un invito al nuovo Governo affinché ponga particolare attenzione ad un settore come quello avicolo, uno dei pochi non assistiti dell'agricoltura italiana, e che di recente ha sofferto di riflesso e senza nessuna responsabilità dei problemi di sicurezza alimentare sorti in comparti affini e in altri paesi. Tra i temi affrontati, grande rilievo ha avuto quello della sicurezza alimentare, un argomento che negli ultimi mesi ha messo in seria crisi il settore agroalimentare italiano e toccato da vicino i consumatori. "Anche gli avicoltori italiani hanno risentito di un periodo così critico. Tuttavia l'UNA ha risposto con tempestività e trasparenza ogni volta che è stato necessario, confermandosi una delle poche associazioni del settore zootecnico italiano in grado di garantire il consumatore anche in momenti di particolare difficoltà. Oggi più che mai l'UNA è dalla parte non solo dei produttori ma, anche e soprattutto, dei consumatori" ha ricordato Guido Sassi, Presidente dell'UNA. Sono poi state presentate le iniziative dell'UNA nell'ambito della comunicazione interna e esterna, uno strumento ormai imprescindibile per la gestione del rapporto con i propri soci come con il mondo dei media e dei consumatori. Prima fra tutte, la ripresa, dopo un anno di interruzione, della pubblicazione della storica rivista Unavicoltura che torna in una veste grafica completamente rinnovata e si propone come numero unico annuale di bilancio delle attività dell'Associazione. Il primo numero della nuova serie, tutto incentrato sulle tematiche della sicurezza alimentare, si apre con una lunga intervista a David Byrne, Commissario Europeo per la Sanità e la Protezione dei Consumatori. È stato poi presentato ai soci il rinnovato sito istituzionale dell'Associazione (www.unionenazionaleavicoltura.it), concepito come strumento di informazione tecnica per associati e addetti ai lavori che vuole essere un vero punto di riferimento per il settore. Il nuovo sito va ad affiancarsi a www.pianetapollo.com, il sito di prodotto, un luogo virtuale ricco di informazioni e curiosità che veicola le attività di comunicazione dell'UNA e si rivolge tanto agli addetti ai lavori e ai media quanto ai consumatori. Nel corso dei lavori, sono inoltre stati presentate ai soci le proiezioni dell'annata avicola 2001. Durante l'anno in corso si prevede che il settore produrrà un milione e trecentomila tonnellate di carne di pollame, di cui un milione e duecentomila destinate al mercato interno e le restanti centomila a quello estero. Per quanto riguarda invece le uova, per il 2001 si prevede una produzione di tredici miliardi di unità. I consumi di carne avicola per abitante supereranno i venti kg, mentre il consumo di uova dovrebbe collocarsi intorno alle duecentoventotto unità per abitante. Il fatturato annuo stimabile del settore dovrebbe quindi attestarsi intorno ai novemilacinquecento miliardi con un aumento dell'8% rispetto al 2000.


27.06.2001
UOVA GB CON ANTIBIOTICI:NESSUN SOSPETTO O RISCHIO IN ITALIA L'U.N.A.: "SMETTIAMO DI CONFONDERE IL CONSUMATORE!"

Roma - In merito alla richiesta di maggiori controlli nelle aziende avicole italiane presentata oggi dal presidente Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica), Vincenzo Vizioli, ai ministri della Sanità e delle Politiche Agricole, a seguito della notizia che le uova e il pollame inglesi conterrebbero tracce di tre antibiotici dannosi per la salute umana, l'U.N.A., Unione Nazionale dell'Avicoltura, vuole precisare che tali farmaci (la nicarbazina, il lasalocid e il dimetridazolo) non sono sostanze antibiotiche e non vengono mai utilizzati con questa funzione nelle terapia veterinaria.

"La nicarbazina e il lasalocid - precisa Rita Pasquarelli, direttore generale U.N.A. - sono sostanze coccidiostatiche che si usano per eliminare forme di parassitosi (coccidi) negli animali. Il dimetridazolo, invece, è un altro antiparassitario che viene utilizzato per il controllo dell'istomoniasi e della tricomoniasi (parassiti) in alcune specie avicole. In Italia l'utilizzo di tali sostanze nel pollame da carne è calato drasticamente negli ultimi anni in quanto le aziende hanno scelto la vaccinazione dei pulcini: una misura preventiva, estremamente costosa, che però assicura al consumatore maggiori garanzie di salubrità del prodotto.
Per quanto galline ovaiole, invece, queste sostanze non vengono mai utilizzate". Le tre sostanze sotto accusa, inoltre, non vengono utilizzate nemmeno nella terapia umana: "viene così meno - continua Rita Pasquarelli - anche il presunto rischio di antibiotico-resistenza denunciato dall'Aiab, che potrebbe compromettere la nostra salute".

"Quello dell'Aiab - conclude il direttore generale U.N.A. - è un vero e proprio attacco portato, a proprio vantaggio, ai danni dell'avicoltura italiana che rischia di confondere i consumatori, alimentandone dubbi e incertezze su uova e carni bianche italiane, che restano - fino a prova contraria - le più sane d'Europa. In un'ottica di maggiore chiarezza in tema di sicurezza alimentare, auspichiamo - pertanto - maggiori controlli non solo nei nostri allevamenti ma anche nelle coltivazioni biologiche e in ogni altro settore produttivo agro-alimentare per verificare il livello di sicurezza dei prodotti e le garanzie di qualità offerte ai consumatori".


05.04.2001
U.N.A: I RISULTATI DELL'ANNATA AVICOLA 2000: IL SETTORE TIENE NONOSTANTE LA CRISI 'INFLUENZA AVIARE' E INIZIA LA RIPRESA PER TORNARE A PIENO REGIME

Cresce il PLV dell'11% rispetto al 1999 e il fatturato totale si attesta sugli 8.800 miliardi di lire. La produzione di carni avicole diminuisce solo dell'11%, mentre cala del 14% quella delle uova. Tengono, però, i consumi nazionali con 18,48 Kg di carni avicole e 219 uova pro capite. Favorevoli le previsioni per il 2001.

Roma - I dati di bilancio dell'annata avicola 2000 diffusi dall'U.N.A. - Unione nazionale dell'Avicoltura - confermano che lo scorso anno il comparto avicolo italiano ha tenuto, nonostante il 'periodo nero' attraversato, dalla metà dicembre 1999 al mese di aprile del 2000, causato dall'influenza aviare che ha colpito gli allevamenti. Pur senza beneficiare dei supporti economici nazionali e comunitari concessi ad altri settori zootecnici, infatti, il PLV dell'avicoltura italiana è cresciuto dell'11% rispetto al 1999, raggiungendo i 5.750 miliardi di lire e rappresentando il 20,9% dell'intero settore zootecnico e il 7,2% dell'agricoltura nazionale. Il fatturato totale del settore, inoltre, si è collocato a 8.800 miliardi di lire (6.500 miliardi del comparto carni e 2.300 miliardi del comparto uova), facendo registrare un incremento di oltre il 7% rispetto ai valori dell'anno precedente.

La crisi sanitaria causata dall'influenza aviare - una patologia che colpisce solo gli animali e che è, invece, innocua per l'uomo - che ha colpito gli allevamenti della Lombardia e del Veneto, da sempre tra le regioni a maggiore vocazione avicola, ha prodotto, nel complesso, effetti relativamente modesti.
La produzione nazionale di carni avicole, infatti, è diminuita dell'11% (da 1.176.900 tonnellate del 1999 a 1.048.000 tonnellate del 2000) e il consumo totale si è collocato a 1.060.000 tonnellate (pari a 18,48 Kg per abitante rispetto ai 18,99 Kg pro capite del '99), con una flessione del 2,3% rispetto allo scorso anno. Le proiezioni per l'intero anno attestano le esportazioni a 70.000 tonnellate e gli acquisti dall'estero a 82.000 tonnellate, fenomeno, questo, esclusivamente congiunturale dovuto alla morte e all'abbattimento a causa del fermo sanitario negli allevamenti, di 13.733.000 capi avicoli.Anche la produzione nazionale di uova ha subito una flessione modesta, facendo registrare una riduzione del 14% e un calo dei consumi pari all'1,8%.
Nel 2000, infatti, sono stati prodotti 10 miliardi e 890 milioni di uova, contro i 12 miliardi e 660 milioni del 1999, mentre il consumo totale si è assestato a 12 miliardi e 570 miliardi (219 uova consumate pro capite).

Per sopperire al calo di produzione nazionale a seguito dell'influenza aviare, durante lo scorso anno, sono stati quindi importati anche 1 miliardo e 200 milioni di uova in guscio e 11.000 tonnellate di uova pastorizzate, esportando - nello stesso periodo - 7 milioni di uova in guscio e 4.000 tonnellate di uova pastorizzate. Ad acquistare uova sono state, soprattutto, le famiglie italiane (64% del consumo totale), sempre più conquistate da quest'alimento che costituisce una fonte proteica indispensabile e alla portata di tutte le tasche, mentre il restante 36% è stato assorbito dall'industria, dall'artigianato e dalle collettività.
"Con vero spirito imprenditoriale, oltre che con l'orgoglio e la determinazione di un settore che si è sempre sostenuto da solo - dichiara Rita Pasquarelli, direttore generale U.N.A., commentando i dati di bilancio 2000 - tutti gli attori della filiera avicola, pur se gravemente provati dalla crisi prodotta negli allevamenti dall'influenza aviare e ancora penalizzati dagli echi, ingiustificati, del caso diossina in Belgio, hanno innescato un processo di riavvio produttivo e di ripresa che è riuscito a controbilanciare il calo della produzione del 2000 e le proiezioni per l'anno in corso sono, per questo, molto favorevoli.
Nel 2001, infatti, torneremo a pieno regime, raggiungendo i livelli produttivi del 1999, riducendo a quote irrisorie le importazioni dall'estero e favorendo, anzi, l'export del prodotto italiano, particolarmente apprezzato anche a livello internazionale per le garanzie di qualità e salubrità offerte.



01.02.2001
L'U.N.A. RISPONDE A FEDERCONSUMATORI: IN REALTA' AUMENTI SOTTO IL 25% PER IL POLLAME

Roma - L'U.N.A., Unione Nazionale dell'Avicoltura, vuole prendere posizione in merito al rincaro delle carni di pollame denunciato, sulla stampa nazionale, da Federconsumatori che indica una lievitazione dei costi del pollame mediamente del 40%, con punte addirittura oltre il 50%. Si tratta, secondo l'associazione di categoria dei produttori avicoli italiani, di dati erronei e non attendibili.

Parlare di impennate dei prezzi del pollame, con una simile lievitazione dei costi rispetto allo scorso mese di novembre, è fuori luogo come prova l'analisi delle quotazioni del mercato all'ingrosso di Milano, relative ai prezzi al chilo del pollo a busto, percepiti dai produttori. I dati confermano, infatti, che, a fronte di un costo medio di produzione di L. 3.500 al chilo per un pollo a busto, a causa di una crisi di sovrapproduzione avicola dovuta a dinamiche interne del mercato, all'inizio del mese di novembre il pollo a busto veniva venduto all'ingrosso ad un prezzo oscillante tra le 2.500 e 2.600 lire. Al 30 novembre 2000 il costo all'ingrosso del pollo a busto è risaliva a L. 3.600 al chilo per toccare quota 4.450 lire il 31 gennaio del 2001.
L'incremento registrato, quindi, è solo del 23,6%, imputabile alla legge della domanda e dell'offerta, e nettamente inferiore alle cifre indicate da Federconsumatori che, prendendo come valore di riferimento il prezzo del pollo a busto all'inizio di novembre, non tiene conto della crisi di sovrapproduzione che ha interessato il comparto, facendo slittare il prezzo al chilo sensibilmente al di sotto del costo di produzione.



03.01.2001
U.N.A: ETICHETTE UE SULLE UOVA OBBLIGATORIE SOLO DAL GENNAIO 2004

L'Unione Nazionale dell'Avicoltura precisa che il regolamento europeo che sancisce l'obbligo di specificare il metodo di allevamento delle galline sulle uova in vendita, diventerà attuativo solo tra tre anni, quando la UE avrà fornito un protocollo di applicazione comune per tutti gli Stati dell'Unione.

Roma - L'U.N.A., Unione Nazionale dell'Avicoltura, a proposito delle notizie recentemente diffuse da alcuni organi di stampa riguardo all'approvazione del consiglio dei ministri agricoli della UE di un nuovo regolamento che stabilisce l'obbligo di specificare, mediante un codice identificativo da apporre su ogni singolo uovo, l'allevamento e il metodo adottato, intende precisare che tale regolamento non sarà applicabile, come affermato da alcuni media, a partire dal 1° gennaio 2001, ma entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2004 in quanto la UE deve ancora definire le regole applicative valide in tutti gli Stati membri.
"Il nuovo regolamento - spiega Rita Pasquarelli, direttore generale U.N.A. - entrerà in vigore solo dal 1° gennaio 2004 in quanto, entro quella data, l'Unione Europea dovrà valutare i metodi di etichettatura in vigore nei paesi terzi; verificare se esistono Paesi in grado di fornire garanzie sui sistemi allevamento delle galline; definire la tipologia di 'codice' da attribuire agli allevamenti e definire le diciture da apporre sugli imballaggi".
A questo proposito, però, l'U.N.A. specifica che comunque già da molti anni esiste la possibilità per i produttori europei di indicare sulle confezioni di uova il sistema di allevamento utilizzato.