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2000: UN ANNO
DIFFICILE, MA NON NEGATIVO
L'influenza aviare ha comportato danni diretti e indiretti per oltre mille
miliardi. Eppure, tutti gli attori della filiera avicola si sono
rimboccati le maniche ed hanno ricominciato ad operare. Lo sviluppo e la
ripresa, lunghi, complessi e costosi, hanno quasi del tutto
controbilanciato il calo della produzione. Inoltre, la drastica riduzione
delle esportazioni ha concorso ad evitare una recessione dei consumi di
dimensioni significative.
di Rita Pasquarelli
Direttore Generale U.N.A.
I DATI ECONOMICI Il
2000
è stato un anno difficile ma, nonostante le gravissime vicissitudini che
l'hanno colpito dalla metà di dicembre 1999 e fino ad aprile 2000, il
settore avicolo italiano è riuscito a tenere il passo ed a mantenere la
propria posizione pur senza poter beneficiare di quei supporti economici -
nazionali e comunitari - che ad altri comparti zootecnici sono sempre
stati concessi, ed all'avicoltura invece negati.
L'influenza aviare (totalmente innocua per l'uomo), che ha colpito gli
allevamenti delle nove province della Lombardia e del Veneto a maggiore
vocazione avicola, ha provocato la morte o l'abbattimento - unici danni
rimborsati dallo Stato perché previsto dalle leggi nazionali e
comunitarie - di 13.733.000 capi (di cui 8.119.000 galline ovaiole e
2.693.000 tacchini da carne) oltre che 765 miliardi di lire di danni
indiretti (rimasti tutti a carico del settore) dovuti a:
-
uova da cova e
pulcini eliminati a causa del fermo sanitario degli allevamenti e
delle altre misure di polizia veterinaria; perdita di produzione di
uova da cova dovuta alla macellazione anticipata dei riproduttori a
causa del fermo sanitario degli allevamenti da ingrasso; perdita di
produzione di uova da cova e da consumo dovuta alla macellazione di
pollastre non trasferibili negli allevamenti di deposizione a causa
del fermo sanitario; perdita di carne dovuta alla macellazione
anticipata di pollame da ingrasso a causa dei provvedimenti sanitari e
dell'obbligo di depopolamento delle zone;
-
costi fissi non
assorbibili negli allevamenti, negli incubatoi, nei macelli, negli
impianti di lavorazione delle carni, nei centri imballo uova e nei
laboratori di trasformazione delle uova per quattro mesi di fermo
sanitario e nella fase di riavvio produttivo;
-
perdita di reddito
degli allevatori verificatasi nel periodo di fermo sanitario e per il
periodo di riavvio produttivo.
Ciò nonostante, con vero
spirito imprenditoriale e con l'orgoglio e l'ostinazione di un settore che
si è sempre sostenuto da solo, tutti gli attori della filiera avicola
colpita direttamente o indirettamente dalla grave situazione sanitaria
degli allevamenti, si sono rimboccati le maniche ed hanno ricominciato ad
operare. Il processo di sviluppo e di ripresa (lungo, complesso, costoso)
è riuscito a controbilanciare quasi appieno il calo della produzione. La
drastica riduzione delle esportazioni ha concorso poi ad evitare una
recessione dei consumi di dimensioni significative.
Dall'analisi dei
principali risultati macroeconomici conseguiti dall'avicoltura nel corso
dell'anno 2000 si evidenzia che:
-
il PLV del settore, a
valori correnti, è cresciuto dell'11% rispetto al 1999 raggiungendo i
5.750 miliardi di lire e rappresentando il 20,9% dell'intero settore
zootecnico ed il 7,2% dell'agricoltura nazionale;
-
il fatturato del
settore si è collocato a 8.800 miliardi di lire (+7,3% rispetto
all'anno precedente) di cui 6.500 miliardi attribuibili al comparto
carni e 2.300 miliardi al comparto uova.
Sul fronte dei prezzi il
2000 si è concluso positivamente. A causa della scarsità dell'offerta
verificatasi nella prima parte dell'anno, le quotazioni hanno registrato
dei forti aumenti, specie in rapporto ai minimi storici toccati nel 1999 a
causa della crisi provocata dalla vicenda belga della
"diossina".
Il prezzo aggregato mostra quindi un aumento, rispetto al 1999, del 27,7%
anche se l'incremento di redditività è stato in parte assorbito
dall'aumento dei costi delle materie prime cerealicole e della soia e dal
vertiginoso incremento dei costi sanitari per l'innalzamento di barriere
sanitarie negli allevamenti atte ad impedire che l'influenza aviare si
diffondesse nelle altre regioni italiane (+8,4% nel totale, rispetto al
1999). I singoli comparti hanno registrato, nel totale dell'anno, gli
aumenti dei prezzi e dei costi indicati nella tabella in basso a sinistra.
A grandi linee, si può
osservare come la crisi sanitaria che ha colpito gli allevamenti abbia
prodotto, nel complesso, effetti relativamente modesti:
-
la produzione
nazionale di carni avicole è diminuita dell'11%, passando da
1.176.900 tonnellate a 1.048.000 tonnellate; le esportazioni
(proiezioni per l'intero anno) sono scese da 105.000 a 70.000
tonnellate; gli acquisti dall'estero sono passati da 27.000 a 82.000
tonnellate; il consumo è calato del 2,3%;
-
la produzione
nazionale di uova si è ridotta del 14%; sono state acquistate
dall'estero (proiezioni per l'intero anno) uova fresche e pastorizzate
in numero equivalente a 1 miliardo e 800 milioni (nel 1999: 370
milioni di pezzi); le nostre esportazioni di uova pastorizzate sono
scese del 43%; il consumo è calato dell'1,8%.
| POLLO (£/kg vivo) |
1998 |
1999 |
2000 |
2000/1999 +/-% |
| Prezzo alla produzione |
1.597 |
1.524 |
1.906 |
+25,1 |
|
Costo di produzione |
1.685 |
1.636 |
1.756 |
+ 7,3 |
| D % +/- prezzo/costo |
-5,2 |
-6,8 |
+8,5 |
|
| |
| TACCHINO (£/kg vivo) |
1998 |
1999 |
2000 |
2000/1999 +/-% |
| Prezzo alla produzione |
1.808 |
1.973 |
2.590 |
+31,3 |
| Costo di produzione |
1.982 |
2.005 |
2.205 |
+10,0 |
| D % +/- prezzo/costo |
-8,8 |
-1,6 |
+17,5 |
|
| |
| FARAONA (£/kg vivo) |
1998 |
1999 |
2000 |
2000/1999 +/-% |
| Prezzo alla produzione |
3.005 |
3.380 |
4.160 |
+23,1 |
|
Costo di produzione |
3.000 |
2.962 |
3.238 |
+9,3 |
| D % +/- prezzo/costo |
-0,2 |
+14,1 |
+28,5 |
|
| |
| UOVO (£/cd) |
1998 |
1999 |
2000 |
2000/1999 +/-% |
| Prezzo alla produzione |
125,1 |
114,2 |
148,7 |
+30,2 |
| Costo
di produzione |
105,6 |
105,3 |
114,9 |
+9,1 |
| D % +/- prezzo/costo |
+18,5 |
+8,5 |
+29,4 |
|
Fonti: per i prezzi:
ISMEA, per i costi: UNA
LE CARNI AVICOLE
La produzione nazionale di carni di pollame nell'anno 2000 è risultata
pari a 1.048.000 tonnellate (-11% rispetto al 1999); il consumo totale si
è collocato a 1.060.000 tonnellate (-2,3%), pari a 18,48 Kg per abitante.
In particolare sono state prodotte (fra parentesi le differenze
percentuali rispetto al 1999):
-
629.600 tonn. di
carne di pollo (-6,2 %);
-
76.800 tonn. di carne
di gallina (-11,1 %);
-
266.100 tonn. di
carne di tacchino (-22,4 %);
-
75.500 tonn. di carne
delle altre specie avicole allevate (-0,9 %).
I dati disponibili sul
commercio con l'estero mostrano per l'intero anno 2000 (elaborazione su
dati ISTAT) un saldo passivo di 9.000 tonnellate (nel 1999: saldo attivo
di 74.100 tonnellate). Un esame più dettagliato, riferito al periodo
gennaio/novembre (ultimi dati disponibili), evidenzia i seguenti
risultati:
-
carne di pollo: ne
sono state importate 37.990 tonn., di cui 9.398 di petti di pollo e
23.533 di polli interi. Il flusso di esportazione ha riguardato 30.284
di cui 12.164 di polli interi, 7.292 di petti, 5.472 di cosce, 2.210
di ali.
-
carne di tacchino:
l'importazione è risultata pari a 33.526 tonn. di cui 12.505 di fesa
e 3.669 di carni preparate. L'esportazione di carne di tacchino si è
assestata a 33.043 tonn. di cui 2.330 di tacchini interi, 8.070 di
cosce, 13.795 di fesa, 4.682 di ali e 1.922 di carni preparate.
Passando all'esame dei
dati relativi al consumo delle carni avicole, si rileva che le quantità
totali avviate al consumo nel 2000 sono risultate pari a 1.060.000 tonn.
(-2,3% rispetto al 1999). Il consumo pro-capite è quindi sceso a Kg 18,48
(rispetto ai 18,99 nel 1999) così ripartiti (fra parentesi, i dati 1999):
·
-
Kg 11,13 di carne di
pollo (11,01);
-
Kg 1,34 di carne di
gallina (1,51);
-
Kg 4,63 di carne di
tacchino (5,07);
-
Kg 1,38 di carne di
altre specie avicole allevate (1,40).
LE UOVA DA CONSUMO
Nel 2000 sono state prodotte in Italia 10 miliardi e 890 milioni di uova
contro i 12 miliardi e 660 milioni del 1999 (-14%). Il saldo import-export
di uova e prodotti d'uovo è aumentato fortemente per sopperire al calo
della produzione interna. I dati del commercio con l'estero relativi alle
uova fresche e pastorizzate forniti dall'ISTAT per gli anni 1999 e 2000
differiscono fortemente da quelli raccolti dall'UNA direttamente dagli
operatori economici del comparto.
Dall'analisi effettuata sui dati 1999 che l'ISTAT ha elaborato con
notevole ritardo, si ritiene che a quell'anno siano state attribuite
quantità di uova ed ovoprodotti importate invece nei primi mesi del 2000.
Le statistiche UNA del 2000 tengono pertanto conto dei dati del commercio
con l'estero revisionati e rielaborati sulla base delle informazioni
fornite dagli operatori economici. Queste offrono i seguenti risultati:
·
-
nel 2000 sono state
introdotte in Italia un miliardo e 200 milioni di uova in guscio, il
cui acquisto dall'estero è stato necessario per sopperire al calo di
produzione nazionale causato dall'influenza aviare, oltre che 11.000
tonnellate di uova pastorizzate (nel 1999 erano state importati 125
milioni di uova e 4.370 tonn. di ovoprodotti);
-
nello stesso periodo
(si tratta sempre di proiezioni per l'intero anno) sono state
esportate 7 milioni di uova in guscio e 4.000 tonn. di uova
pastorizzate (nel 1999: 25 milioni di uova e 6.500 tonn. di
ovoprodotti).
-
Il consumo totale di
uova si è assestato perciò a 12 miliardi e 570 milioni di uova
contro i 12 miliardi e 800 milioni del 1999 (-1,8%). Nell'anno 2000
ogni italiano ha consumato 219 uova. Le famiglie ne hanno acquistata
la quota maggioritaria: il 64%, pari a 140 uova medie per persona. E
ciò ad ulteriore conferma di quanto gli italiani apprezzino questo
alimento che ha un elevatissimo valore biologico, si presta alle più
diverse preparazioni gastronomiche ed è alla portata di tutte le
tasche. L'industria, l'artigianato e le collettività, da parte loro,
hanno assorbito 4 miliardi e 540 milioni di uova (36% delle quantità
disponibili) di cui il 74% sotto forma di uova pastorizzate ed il 26%
come uova in guscio.
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POLLO AGLI
ANTIBIOTICI?
NO, GRAZIE
ORMONI, ANTIBIOTICI?
MAI USATI PER ACCELERARE LA CRESCITA
Estrogeni, anabolizzanti, ormoni? No grazie. Negli allevamenti avicoli
italiani, nessuna di queste sostanze viene usata per accelerare la
crescita degli animali, come purtroppo si continua a scrivere e ripetere
in molte occasioni. E non solo perché si tratta di una procedura
vietata.
Il loro uso sarebbe anche inutile e decisamente costoso: il ciclo di vita
di questi animali, infatti, è molto breve, anche negli allevamenti
italiani, dove pure si producono razze "pesanti", ovvero razze
che hanno un'esistenza più lunga di quelle allevate nel resto d'Europa
(in media 56/58 giorni, contro i 38/40 degli altri paesi).
Un periodo troppo breve perché ormoni, anabolizzanti o estrogeni possano
avere alcun effetto sugli animali. Il pollame italiano, insomma, cresce
mangiando alimenti esclusivamente naturali: grano, granturco, soia, erba
medica e integratori vitaminici.
Estrogeni, anabolizzanti, ormoni sono prodotti ormai da tempo vietati
negli allevamenti. Gli antibiotici, invece, possono essere usati, ma, come
succede anche per gli esseri umani, solo per curare specifiche malattie,
cioè soprattutto con funzioni antibatteriche (principalmente respiratorie
e intestinali).
Questi vengono, infatti, somministrati agli animali esclusivamente in
presenza di una di queste patologie e, ovviamente, ciò avviene sotto la
responsabilità e il controllo del veterinario che li ha in cura. Infine,
dopo il periodo di somministrazione, prima di essere immessi sul mercato
gli animali debbono restare in allevamento per tutto il periodo necessario
a garantire che le loro carni siano esenti da ogni eventuale residuo di
tali sostanze. Per quanto riguarda poi, in particolare, l'uso degli
antiparassitari (coccidiostatici), negli ultimi anni, in Italia l'utilizzo
di tali sostanze nel pollame da carne è calato drasticamente.
Le aziende hanno scelto infatti la strada della vaccinazione dei pulcini,
una misura preventiva estremamente costosa che evita il ricorso ai farmaci
e assicura quindi al consumatore maggiori garanzie di salubrità del
prodotto. Per quanto riguarda poi le galline ovaiole, nel nostro Paese
l'uso di queste sostanze è praticamente inesistente.
IL PIANO NAZIONALE
RESIDUI, LA CERTEZZA DI MANGIARE CARNI SANE
Nel nostro paese, d'altro canto, le carni avicole e le uova sono
sottoposte a costanti e approfonditi controlli a campione da parte delle
Autorità sanitarie, dalle ASL agli Istituti Zooprofilattici. Il Ministero
della Sanità effettua ogni anno più di 3.000 analisi, dalle quali
risulta che nessun animale ha mai presentato fino ad oggi tracce residue
di antibiotici o altri medicinali.
A partire dal 1995, queste verifiche - previste dal Piano Nazionale
Residui (PNR) del Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica
Veterinaria del Ministero della Sanità - sono state estese infatti anche
al pollame, proprio per attestare senza ombra di dubbio la qualità e
salubrità di queste carni.
Il Piano Nazionale
Residui si occupa, in primis, proprio di quelle sostanze il cui uso è
vietato o limitato a casi estremamente particolari: nella categoria A sono
inseriti quei farmaci a effetto anabolizzante o comunque non autorizzati;
nella categoria B rientrano invece i medicinali veterinari e gli agenti
contaminanti ambientali. A rendere capillari i controlli è una complessa
rete che collega il Ministero della Sanità alle Regioni, e queste ultime
alle ASL e agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
Gli esiti del campionamento sono comunicati con cadenza semestrale, ma nel
caso risultino positivi sono comunicati immediatamente al Ministero della
Sanità.
DAL PRODUTTORE AL
CONSUMATORE
Ha ancora senso uno slogan del genere? Nel settore dei prodotti avicoli
sì: grazie al cosiddetto sistema "a integrazione verticale".
Scopriamo insieme di che cosa si tratta
INTEGRAZIONE
VERTICALE: TUTTO SOTTO IL CONTROLLO DELL'AZIENDA
Si chiama sistema ad integrazione verticale ed è il modello di produzione
usato dalla quasi totalità delle aziende avicole italiane. Pressoché
tutti i polli, i tacchini, le faraone che arrivano sulle nostre tavole
provengono da realtà produttive che controllano direttamente gli
allevamenti di riproduttori, gli incubatoi, la produzione dei mangimi
utilizzati dagli animali, e che possiedono anche propri macelli e propri
laboratori per la lavorazione e trasformazione delle carni.
Dal produttore al distributore, insomma, questa è la scelta seguita
dall'avicoltura italiana ormai da molti anni. Una scelta che ha dato buoni
frutti, visto che il pollame del nostro Paese è ritenuto il migliore a
livello europeo e il più controllato e garantito in tutta l'area
comunitaria, come ha recentemente dimostrato anche la più grave crisi del
settore, quella "crisi diossina" che, partita dal Belgio, ha
investito molti Paesi europei ma non l'Italia. Vi è una ragione semplice
all'origine di un modello vincente, preferito da un intero comparto (e,
come ha dimostrato la bilancia commerciale, anche dagli acquirenti
stranieri): avere il controllo di tutte le fasi dall'allevamento, alla
produzione e alla lavorazione.
Avendo il controllo diretto dell'intero ciclo, si possono anche
individuare gli eventuali momenti critici all'interno del percorso per
circoscrivere e risolvere i problemi. Il sistema ad integrazione verticale
è importante anche perché riesce ad assicurare il rispetto delle norme
igieniche e di quelle relative alla salubrità di tutti i prodotti immessi
sul mercato.
La filiera inizia con la selezione dei mangimi, che diventeranno poi il
pasto quotidiano del pollame: sono tutti alimenti prodotti o comunque
controllati all'interno dell'azienda.
Anzitutto, grano e granturco, che costituiscono la componente base. Ben il
70% del pasto degli animali allevati; a questi vengono aggiunti soia, erba
medica e integratori proteici e vitaminici. Il secondo elemento del ciclo
integrato è la scelta delle razze. Quelle usate in Italia vengono
denominate "pesanti" ed hanno un ciclo vitale medio di 52
giorni, nettamente superiore ai 35 giorni di vita media degli animali di
altri paesi europei.
ALLEVAMENTO A TERRA:
CARNI PIÙ GUSTOSE E IGIENICAMENTE SICURE
Il pollame da carne è allevato a terra, in ambienti grandi e luminosi di
cui viene particolarmente curata l'igiene. Il pollame, in sostanza,
cammina su strati di paglia o truciolato di legno, tutti materiali che
hanno forte potere assorbente e riescono dunque a mantenere livelli
d'igiene elevati.
Contrariamente a quanto credono ancora in molti - come ha testimoniato un
ormai celebre sondaggio del Cirm sui luoghi comuni dell'alimentazione -
non esistono, e già da molti decenni, gli allevamenti in batteria, ma
solo quelli a terra. Quest'ultimo sistema permette di preservare meglio la
salute degli animali, che vengono comunque controllati da veterinari
interni all'azienda.
Nell'integrazione verticale, infatti, il pollame non è solo sottoposto ai
severi controlli sanitari pubblici, ma anche a quelli costanti dei
veterinari interni. La stragrande maggioranza delle aziende avicole
italiane si occupa non solo dell'allevamento, ma anche della macellazione
degli animali e della lavorazione delle carni. L'azienda decide, in questo
modo, di assumersi l'intera responsabilità del prodotto, garantendo la
qualità degli alimenti che escono dai suoi stabilimenti e vengono poi
distribuiti sui banchi di supermercati e macellerie. Garantito è anche il
raffreddamento ad aria (e non ad acqua, come succede in altri paesi) delle
carni macellate, per evitare contaminazioni microbiche e per mantenere la
carne consistente e gustosa.
Garantita è anche l'igiene nella preparazione dei prodotti sezionati o
trasformati. Garantita è la stessa catena del freddo, che deve essere
mantenuta sino alla distribuzione, e poi nella conservazione casalinga
degli alimenti.
LA CATENA DEL FREDDO,
L'ULTIMA GARANZIA CHE ARRIVA FINO A CASA VOSTRA
Quando esce dall'azienda produttrice, la carne avicola ha un bollino
sanitario che certifica l'idoneità al consumo e che viene apposto sotto
la diretta responsabilità del veterinario ufficiale.
Ed è sempre un veterinario ufficiale a supervisionare il sezionamento e
la lavorazione. Stessa cura viene posta nel confezionamento delle carni,
regolato dal Dpr 495 del dicembre 1997: gli imballaggi, ad esempio, sono
realizzati con materiale igienicamente sicuro, che non alteri le qualità
organolettiche del prodotto. Il percorso di polli e tacchini verso le
nostre tavole prosegue poi con il trasporto dalle aziende alla
distribuzione, che avviene sempre su automezzi frigoriferi e entro
brevissimo tempo dal sezionamento e dal confezionamento delle carni.
La temperatura di conservazione della carne deve essere sempre e
costantemente al di sotto dei 4°C: sia durante il "viaggio",
sia quando è conservata sui banchi delle macellerie. La catena del freddo
deve però essere garantita anche tra le pareti domestiche, perché è una
delle barriere alla riproduzione della flora microbica, la causa
principale del deterioramento degli alimenti.
Subito in frigorifero o nel congelatore: insomma, questa è la regola
fondamentale.
Nel primo caso, il periodo di mantenimento è solo di alcuni giorni, nel
secondo, i tempi si dilatano fino a raggiungere alcuni mesi.
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SULLE GALLINE OVAIOLE
SI CREDE CHE…
(ma non è vero!)
LE GALLINE IN BATTERIA
DEVONO FAR UOVA IN CONTINUAZIONE
Non è vero. Il loro ritmo biologico rimane lo stesso: un uovo ogni 23/26
ore.
LE GALLINE IN BATTERIA
NON POSSONO RIPOSARE
In realtà le galline riposano per circa 12 ore al giorno e mangiano
quando ne hanno voglia.
LE GALLINE IN BATTERIA
VENGONO NUTRITE CON MANGIMI SINTETICI
Non è vero. Vengono nutrite con mangimi naturali, senza fare ricorso né
agli antibiotici né ad anabolizzanti.
LE GALLINE IN BATTERIA
PRODUCONO UOVA MENO GUSTOSE E NUTRIENTI
Si tratta di un pregiudizio che qualunque esperto in alimentazione può
facilmente sfatare. I valori nutrizionali rimangono gli stessi: stesso
sapore, stesse proteine, stesse vitamine, stesso contenuto in grassi e
colesterolo.
LE GALLINE IN BATTERIA
PRODUCONO UOVA MENO SANE
Questa è in assoluto l'affermazione oggettivamente meno credibile. Il
sistema di allevamento in batteria esiste invece proprio per offrire il
massimo di garanzia possibile al consumatore. Impedendo che le uova
entrino a contatto con le deiezioni dell'animale, come invece potrebbe
accadere con il sistema di allevamento a terra.
IL POLLO? ANTICO
QUANTO... L'UOMO
Dal preistorico Gallo rosso, probabile progenitore del pollo moderno, ai
primi allevamenti razionali, passando per il definitivo rifiuto del
sistema in batteria. La lunga storia di un alimento da sempre presente
nella nostra alimentazione
IL GALLO ROSSO
SELVATICO, POSSIBILE ANTENATO DEL POLLO
Si perde nella notte dei tempi e in mille ipotesi, la storia del pollo. Ad
avviarla potrebbe essere stato un abitante della giungla, il gallo rosso,
ancora presente, allo stato selvatico, nel Sud-est asiatico. A raccontare
i primi allevamenti sono invece geroglifici di 5000 anni fa, che lo
descrivono già come risorsa alimentare nei primi villaggi stanziali. I
galli erano ancora usati, però, (e continuarono a esserlo anche in
seguito) quasi esclusivamente come animali da combattimento.
Tremila anni dopo, ormai viaggiatore provetto, seguendo l'uomo nelle
migrazioni, il pollo approda dall'India in Cina. E prima dell'anno zero
dell'era cristiana, arriva anche in Europa. Il pollo di cui stiamo
parlando era molto diverso rispetto a quello di oggi. Assai più piccolo
di taglia e molto più fragile di costituzione. Saranno l'alimentazione
regolare e le selezioni dei pionieri dell'allevamento a migliorarlo.
OGNI CASA UN POLLAIO,
PAROLA DI ANTICHI ROMANI
A raccontarci questa evoluzione saranno alcuni illustri scrittori latini.
Catone (234-149 a.C.), nel suo De re rustica suggerisce metodi per
ingrassare al meglio galline e oche. Scopo... gourmand: mangiare poi carni
deliziose. Varrone (116-27 a.C.) nel Rerum Rusticanum detta un vero
manuale pratico per l'allevamento. E così il celebre Columella. E il
pollo va. Tanto che in era romana nasce l'ambo "ogni casa, un
pollaio", con buone regole alimentari (si dava ai polli un misto
d'orzo e veccia pestati, cicerchia, miglio, loglio, crusca e anche
frumento trito bagnato in acqua e vino). Nel Medioevo, in Europa, dopo lo
shock delle invasioni barbariche, l'allevamento sopravvive come attività
collaterale a quella agricola e diventa appannaggio delle donne.
L'INCUBAZIONE
ARTIFICIALE DELLE UOVA? LA INVENTARONO GLI ARABI
Intanto però a fare i balzi "scientifici" più notevoli è il
mondo arabo, dove già si procede all'incubazione artificiale delle uova
di pollo (spiegata nei dettagli da Abdallatif Ben Yusuf in Descrízione
delle meraviglíe d'Egitto, 1203). Proprio gli egizi, del resto, eredi in
ciò dei persiani, erano stati i primi a elaborare golose ricette a base
di pollo, apprezzate anche a corte, come testimoniano le scene dipinte
nella tomba di Ramsete, a Tebe.
Le prime ricette "alte" sono molto elaborate: quella immortalata
da Aristofane ne gli Uccelli prevede che il cuoco "non s'accontenti,
polli, di farvi arrosto e servirvi così, ma vi cospargono di formaggio
grattugiato, olio, salvia, aceto, e sopra, ancora, una salsa dolciastra e
grassa fatta con un battuto!". E il famoso Apìcio consiglia di
"tagliare il pollo a pezzetti, mischiare con petto di capretto e
mettere in padella con seme di prezzemolo, puleggio secco, menta secca,
ginepro, coriandolo verde, uva passa; poi aggiungere fette di pane di
avena, miele, aceto, olio e vino, e poco più tardi anche un po' del
miglior formaggio, pinoli, cipolle secche tritate; versare un po' di sugo
di carne sul tutto e, quando è cotto, contornare da ogni lato con la
neve". Per la successiva ricetta made in Italy, in letteratura, tocca
aspettare il Decamerone.
Ma nella novella dedicata a Filippo di Francia, la marchesa di Monferrato
- che il re, autoinvitatosi a cena, corteggia in assenza del di lei marito
- prepara un intero banchetto a base di carne di gallina, a rimarcare
ironicamente quella visita fatta in... assenza del gallo di casa.
DALL'INGHILTERRA ALL'EMILIA.
NELL'800 NASCONO GLI ALLEVAMENTI RAZIONALI
Ma intanto ecco apparire i primi grandi sistematizzatori della cucina
moderna. Bartolomeo Scappi, ad esempio. E il pollo imbocca la strada verso
nuovi tempi e nuovi mondi. I rosticcieri francesi portano il loro sapere
in America, la Rivoluzione consacra i ristoranti, Brillat Savarin
"sistema" la fisiologia del gusto. E tutto è pronto per i
razionali allevamenti in stile Ottocento. In Inghilterra, in Emilia, in
Francia (con razze accuratamente selezionate, come i nostri galli
livornesi) si tirano su campioni. E dalle tavole di re golosi alla Enrico
IV il pollo s'infila nelle cucine borghesi e ne diventa abbonato.
L'ULTIMA RIVOLUZIONE:
NIENTE PIÙ POLLI IN BATTERIA
Ci vorrà la seconda guerra mondiale e gli americani, per la fatua
"rivoluzione" dei polli in batteria. Ed è subito pollo-boom.
Uno in ogni pentola, su ogni tavola, slogan e dieta anticrisi. Gli anni
Sessanta riportano apparentemente indietro, in realtà facendo compiere un
passo avanti.
Comincia l'addio alla batteria e il ritorno all'allevamento razionale a
terra. Gli animali, da questo momento in avanti, saranno allevati in
grandi capannoni, accuditi dall'uomo e liberi di razzolare e di mangiare
(cibo naturale) a loro piacimento. Questo è l'ultimo balzo verso la
qualità con marchio, il prêt-à-porter del pollo e dei suoi derivati,
vera alta moda pronta gastronomica. Ma questa è storia troppo fresca per
raccontarla qui...
POLLO ON LINE
Un viaggio nel cyberspazio sulle tracce dei siti internet dedicati a uova
e carni avicole, tra informazioni, curiosità e notizie divertenti
PIANETAPOLLO.COM, LA
VIA ITALIANA ALL'INFORMAZIONE NEL WEB
Informazioni tecniche, sanitarie e nutrizionali. E poi novità,
curiosità, ricette, collegamenti con altri siti. Il mondo dell'avicoltura
italiana sbarca su Internet, all'indirizzo www.pianetapollo.com,
promosso dall'Unione Nazionale dell'Avicoltura, per offrire anche ai
netizens, i cittadini della Rete, tutto quello che avrebbero voluto sapere
su pollo, tacchino e uova.
L'informazione che potrete trovare sul sito è soprattutto "di
servizio", diretta in particolare al consumatore che voglia scoprire
in che modo sono allevati e commercializzati i prodotti che arrivano ogni
giorno sulla sua tavola. Vengono inoltre suggeriti i segreti per
conservarli, per cuocerli, per scegliere quelli più freschi e
igienicamente sicuri e gli accorgimenti da seguire per eliminare del tutto
il rischio tossinfezioni. Per chi sta attento alla linea, sono anche
proposte le tabelle nutrizionali con il numero di calorie offerte da ogni
singolo taglio di carni avicole e dalle uova. Che, veniamo a scoprire,
negli ultimi anni presentano un quarto di colesterolo in meno.
A tutto vantaggio della salute. Il sito offre anche ricette provenienti
dalla gastronomia di tutto il mondo e fa conoscere mille aneddoti e
particolari sulla storia millenaria del pollo e delle uova: due tra i
prodotti più apprezzati nell'alimentazione dell'uomo, fin da tempi
antichissimi.
IL SITO DELLL'U.N.A.:
UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI
L'altro indirizzo utile per gli appassionati è il sito istituzionale
dell'Unione Nazionale dell'Avicoltura: www.unionenazionaleavicoltura.it.
Il sito rappresenta un notevole impegno da parte di tutto il comparto
avicolo con l'obiettivo di mettere a disposizione degli operatori del
settore il complesso di informazioni, dati, statistiche, norme
legislative, suggerimenti tecnici, servizi, appuntamenti, sicuramente
indispensabili per un corretta gestione della propria attività. Il sito
ha una struttura chiara e agile, risponde inoltre alla duplice esigenza di
fornire informazioni puntuali sull'Associazione e la sua articolazione,
nonché offrire servizi e assistenza riservati ai soci dell'UNA attraverso
un'area aggiornata in tempo reale.
Si distingue inoltre per la grande attenzione a tutto quanto concerne
produzione e consumi nel settore avicolo, con dati tecnici e statistici
aggiornati e, allo stesso tempo contiene in ordine cronologico e per
argomento la gran parte dei documenti e delle informazioni che vengono
destinati agli Associati.
Nel mondo di Internet questi siti si trovano in buona e numerosa
compagnia. Perché di siti specializzati sull'avicoltura Internet è
piena, anzi, stracolma. Si va dalle vetrine delle aziende agli indirizzi
delle associazioni di categoria, dalle pagine di servizio per i
consumatori a quelle destinate soprattutto allo... humour. Coprendo, in un
viaggio virtuale, l'intero orbe terracqueo, dalla Nuova Zelanda agli Stati
Uniti.
NEL MONDO DEI
CYBERPOLLI, ANCHE CON UN PIZZICO D'IRONIA
Basta navigare un po' per fare scoperte interessanti e - perché no? -
anche divertenti. Il mouse ci fa fare la prima tappa in un Paese in cui,
forse, non avremmo mai pensato di arrivare: l'India. È qui, infatti, che
viene pubblicato in Rete The Poultry Times of India (www.poultrytimesofindia.com/issues),
un periodico tutto dedicato all'avicoltura nazionale.
Non è un caso né una stranezza: l'India occupa il quinto posto nella
classifica mondiale dei produttori di uova. E così, il Poultry Times
assume un rilievo tutto particolare, fornendo informazioni interessanti
per l'industria e per l'economia e aprendo finestre molto ampie sullo
scenario internazionale del settore.
Il suo non è un caso isolato: basta attraversare il cyber-Pacifico per
incontrare un altro periodico, stavolta americano, all'indirizzo www.meatpoultry.com.
Anche se il giornale indiano rimane uno dei migliori che è possibile
trovare in Rete.
Continuiamo il viaggio,
per far tappa sul "pianeta" delle associazioni di categoria.
Anche qui, ci si imbatte in un folto gruppo, in cui i più attrezzati sono
gli americani: all'indirizzo www.poultryegg.org si trovano le
informazioni della US Poultry & Egg Association, mentre su www.ampltya.com
si trovano quelle dell'American Poultry Association. Ma se si vuole
conoscere che cosa succede agli antipodi, si può digitare www.pianz.org.nz
per entrare nel sito dell'associazione di categoria neozelandese. Molti, e
ben forniti di informazioni di servizio e di documentazione, sono i siti
messi a disposizione dalle autorità dei paesi in cui è presente
l'industria avicola.
Per non parlare della messe di notizie che si può trovare in altri luoghi
virtuali dedicati alle uova o alle carni bianche. Un esempio per tutti,
anche in questo caso statunitense: l'American Egg Board (www.aeb.org),
molto gradevole dal punto di vista grafico e allo stesso tempo ricco di
informazioni. Ricchissimo di ricette e dotato di newsletter è www.chickenrecipe.com,
per le ricette etniche, invece, insuperabile è www.eatchicken.com.
Per quanto riguarda poi il mondo francofono, chi è alla ricerca di
ricette e curiosità, troverà pane per i suoi denti su www.lepouletduquebec.qc.ca,
il sito dell'Associazione dei Produttori Avicoli del Quebec.
Lieto fine, per il tour
nel cybermondo dell'avicoltura.
La Rete delle Reti è ben dotata di siti umoristici sui polli. Perché il
pollo, soprattutto nel mondo anglosassone, è un animale sul quale si è
costruita una vera e propria cultura della barzelletta, del divertissement.
Ci sono innumerevoli "pagine personali" dedicate al seguente
quesito: "cosa succede a un pollo quando attraversa la
strada?".
L'elenco delle risposte è praticamente senza fine. Uno dei siti curiosi
da visitare, solo per assaggiare l'humour sui polli, è australiano, e
parla di una Chicken Nation, una Nazione del Pollo, in cui gli slogan, le
regole, gli statuti fanno il verso, deridendoli, a quelli reali:
all'indirizzo http://go.to/chickennation. Provare per credere…
Per quanto riguarda poi il nostro paese e per farsi quattro risate, vale
la pena di farsi un giro su quello che si autodefinisce "il sito dei
polli", ovvero: www.daffo.com/polli.
CHE COSA SI NASCONDE
DIETRO AI POLLI E AI TACCHINI? UN CONCENTRATO DI SALUTE!
di Michelangelo Giampietro
Specialista in Scienza dell'Alimentazione Università di Tor Vergata, Roma
NUOVI VALORI PER
VECCHIE CONFERME
I nuovi valori nutrizionali dei prodotti avicoli, aggiornati dall'INRAN-Istituto
Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, confermano quanto
di positivo era già noto riguardo a queste carni, che risultano allo
stato attuale ancora migliorate in termini nutrizionali rispetto al
passato.
Il rispetto di buone abitudini alimentari, assieme ad un aumento
dell'attività fisica, sia spontanea che organizzata, vengono comunemente
considerati due dei più importanti fattori in grado di promuovere
benessere e di ridurre il rischio per numerose malattie, in particolare
per quelle dismetaboliche (cardiovascolari, diabete, dislipidemie e
obesità) e neoplastiche.
Tra le indicazioni nutrizionali che trovano il maggior consenso da parte
delle organizzazioni scientifiche, nazionali ed internazionali, l'aumento
dei consumi di carni bianche rappresenta una proposta facile da attuare e
gradita ai consumatori.
È bene ricordare fin dall'inizio che la colorazione bianca delle carni di
pollo e di tacchino dipende dal loro minore contenuto in mioglobina, un
pigmento rosso presente anche in altri tipi di carni che non svolge alcuna
funzione nutrizionale, e pertanto è del tutto ininfluente sul nostro
stato di salute.
I nuovi valori nutrizionali dei prodotti avicoli, aggiornati dall'INRAN,
hanno confermato quanto di positivo era già noto riguardo alle carni di
pollo e di tacchino, che risultano, allo stato attuale, ancora migliorate
in termini nutrizionali rispetto al passato.
Infatti, le carni bianche, al di là delle differenze delle varie parti,
sono un'eccellente fonte di proteine animali, con un contenuto proteico
medio pari a 23-24 grammi per 100 grammi di parte edibile, superiore a
quello delle altre carni. Inoltre, pollo e tacchino hanno una composizione
in aminoacidi molto favorevole, in grado di fornire un elevato apporto di
lisina, istidina e arginina, oltre che di aminoacidi ramificati (valina,
leucina e isoleucina), il tutto a fronte di un contenuto in collagene
particolarmente ridotto che, insieme al minor calibro delle fibre
muscolari, tipico di queste carni, le rende particolarmente digeribili e
adatte all'alimentazione sia di soggetti sani, anche degli sportivi, sia
di soggetti affetti da patologie.
TANTE PROTEINE...
Le carni avicole rappresentano una proposta certamente valida per
realizzare la copertura del fabbisogno proteico di ciascun individuo che,
secondo le attuali indicazioni, dovrebbe garantire un apporto di 0,75-1,0
grammi di proteine per chilo di peso corporeo desiderabile, con una
preferenza per le fonti proteiche di origine animale, che dovrebbero
rappresentare il 60% circa dell'energia totale giornaliera necessaria, in
modo da assicurare il rifornimento di tutti gli aminoacidi ed in
particolare di quelli essenziali.
GRASSI POCHI MA
"BUONI"...
A conferma del valore nutrizionale delle carni di pollo e di tacchino,
concorre anche il loro ridotto contenuto in grassi (da 1 a 6 grammi per
100 grammi di prodotto, a seconda delle parti utilizzate) e in colesterolo
(50-60 milligrammi per 100 grammi), nettamente più basso rispetto ad
altre fonti proteiche animali, nonché la particolare composizione in
acidi grassi. Infatti, la quota lipidica contiene in buona parte acidi
grassi insaturi, con un rapporto polinsaturi/saturi (0.92 per il petto di
pollo) molto vicino a quello raccomandato (intorno a 1) per la dieta
complessiva; inoltre la proporzione tra acidi grassi saturi, monoinsaturi
e polinsaturi (in media di 1,0:1,2:1,1) risulta del tutto favorevole.
In particolare va segnalato il buon contenuto in acido oleico,
monoinsaturo, ancor più significativo se si considera la quota di acido
stearico, un acido grasso saturo dal destino metabolico favorevole in
quanto si trasforma nel nostro organismo proprio in acido oleico.
Questo acido infatti, contenuto anche nell'olio extravergine di oliva, è
l'elemento a cui la comunità scientifica attribuisce notevole importanza,
nell'ambito della dieta mediterranea, nel ridurre l'impatto negativo sulla
salute del colesterolo e dei lipidi in genere.
... E LA GIUSTA DOSE
DI CALORIE
Le quantità di proteine e di grassi presenti nelle carni bianche rendono
queste ultime sostanzialmente magre e con un moderato valore energetico:
101 kcal per 100 grammi di petto di pollo, 104 kcal per 100 grammi di fesa
di tacchino, 124 kcal per 100 grammi di coscia di pollo con pelle.
Esse risultano perciò particolarmente adatte anche nell'alimentazione di
tutte le persone che, per varie ragioni, vogliano o debbano seguire regimi
nutrizionali a basso apporto di energia. Il valore energetico contenuto
rappresenta, quindi, un pregio ulteriore di queste carni, in quanto non ne
inficia assolutamente il valore nutrizionale, anche considerato il loro
buon contenuto di vitamine e di minerali. Per quanto riguarda questi
ultimi, le carni bianche hanno un buon contenuto di zinco, rame e ferro,
sostanzialmente simile a quello presente in altri tipi di carni.
In particolare, il ferro, presente nella forma più facilmente assorbibile
e biodisponibile (ferro eme), risulta più abbondante nella coscia e nel
sovracoscia, e pertanto contribuisce in modo significativo al rifornimento
di questo minerale indispensabile per il mantenimento di un buono stato di
salute, soprattutto quando il consumo delle altre carni debba essere
controllato per evitare un eccessivo apporto di grassi.
In tal caso, il consumo frequente di carni avicole rappresenta un'ottima
soluzione per assicurare la copertura del fabbisogno di ferro (10
milligrammi per i maschi adulti e 18 milligrammi per le donne in età
fertile) che dev'essere garantito in primo luogo attraverso fonti
alimentari ricche di ferro eme, come le carni e le interiora, mentre il
ferro contenuto nei legumi e nei vegetali (ferro non eme) è meno
assorbibile e biodisponibile.
Le caratteristiche nutrizionali delle carni avicole sin qui descritte,
rendono ragione del frequente ricorso a questo tipo di scelta nella
preparazione di menù salutistici, rivolti tanto alla popolazione generale
quanto a specifici settori come, ad esempio, quello degli sportivi o dei
soggetti a dieta, in accordo anche con le indicazioni, riportate nelle
Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana (revisione 1997), che
consigliano di consumare 1-2 porzioni al giorno di alimenti del quarto
gruppo (carne, pesce ed uova).
|

|
POLLO INTERO A DIETA
SENZA RINUNCIARE AL GUSTO
Gusto e leggerezza.
Nutriente in tutti i suoi tagli, il pollo è un alimento ricco di proteine
che, oltre a possedere pochi grassi, (e tra questi sono in maggiore
quantità quelli insaturi) contiene una buona quantità di acido stearico
e oleico in grado di controbilanciare l'effetto dei grassi saturi
ipercolesterolemizzanti.
L'elevato contenuto in minerali (ferro, zinco, potassio, ecc.) è un
ulteriore pregio di queste carni.
Per tutte queste ragioni, il pollo
intero, come si può vedere dalle tabelle che seguono, è adatto anche a
una cura dimagrante, soprattutto per chi non riesce a rinunciare al gusto:
"Il pollo intero, cotto e senza pelle, secondo i più recenti dati
analitici - spiega Marcello Ticca, dell'Istituto Nazionale della
Nutrizione - ha solo 5,4 grammi di lipidi rispetto ai dieci del passato e
di conseguenza il suo apporto calorico - considerando a parte il grasso di
condimento aggiunto - è diminuito di circa 40 calorie per ogni 100 grammi
di parte edibile".
Il pollo nel suo complesso, dunque, è sempre più adatto a chi tiene alla
linea.
L'unica discriminante è la pelle, come sottolinea il professor Ticca:
"Il pollo consente di garantire la quota proteica necessaria anche
nel dimagrimento, evitando al tempo stesso l'apporto di quei grassi che
risultano essere più abbondanti negli altri tipi di carne.
Unica
attenzione, ma solo per chi ha particolari necessità di condurre una
dieta ipocalorica, è limitare il consumo di pelle, sotto la quale si
deposita la maggior parte del grasso".
POLLO INTERO CRUDO (VALORI PER 100 GRAMMI DI PARTE
EDIBILE)
| |
Con pelle
|
Senza pelle
|
| Acqua %
|
69,5 |
76,1 |
|
| Proteine %
|
19 |
19,4 |
|
| Lipidi (in grammi)
|
10,6 |
3,6 |
|
| Kcal
|
171 |
110 |
Fonte: INRAN
POLLO INTERO COTTO (VALORI PE R 100 GRAMMI DI PARTE
EDIBILE)
| |
Con pelle |
Senza pelle |
| Acqua % |
61,6 |
65,3 |
|
| Proteine % |
27,1 |
27,9 |
|
| Lipidi (in grammi) |
10,2 |
5,4 |
|
| Kcal |
200 |
160 |
Fonte: INRAN
POLLO INTERO CRUDO (VALORI PER 100 GRAMMI DI PARTE
EDIBILE)
| |
Con pelle |
Senza pelle |
| Magnesio |
24 mg |
26 mg |
|
| Zinco |
1,08 mg |
1,26 mg |
|
| Rame |
0,09 mg |
0,06
mg |
|
| Sodio |
62 mg |
70 mg |
|
| Potassio |
300 mg |
307 mg |
|
| Ferro |
0,6 mg |
0,7 mg |
|
| Calcio |
5
mg |
8 mg |
Fonte: INRAN
POLLO INTERO COTTO (VALORI PER 100 GRAMMI DI PARTE
EDIBILE)
| |
Con pelle |
Senza pelle |
| Magnesio |
31 mg |
31 mg |
|
| Zinco |
1,86 mg |
2,05 mg |
|
| Rame |
0,15 mg |
0,07
mg |
|
| Sodio |
93 mg |
90 mg |
|
| Potassio |
366 mg |
366 mg |
|
| Ferro |
1,1 mg |
1,1 mg |
|
| Calcio |
20
mg |
10 mg |
Fonte: INRAN
COSCE DI POLLO E FUSI
DI TACCHINO PROTEINE E FERRO PER CHI DEVE CRESCERE
Il parere degli scienziati della nutrizione
Cosce di pollo e fusi di
tacchino sono tra i tagli di carne più nutrienti e appetitosi.
I bambini li amano, le mamme li scelgono perché sono ricchi di proteine e
minerali.
La coscia di tacchino, in particolare, contiene quantitativi di ferro
comparabili a quelli presenti nella carne bovina. La coscia di pollo, poi,
premia anche il gusto ed è una delle poche carni che i bambini consumano
con piacere, garantendosi un giusto apporto di ferro e di proteine.
Con pochissime calorie, un basso livello di colesterolo e un buon apporto
proteico, la coscia di pollo e il fuso di tacchino sono ideali, perciò,
per la crescita e per i bisogni nutritivi dell'adolescenza, come spiega il
professor Giovanni Caldarone, nutrizionista, esperto in Scienza
dell'Alimentazione, "Un soggetto in crescita - afferma il professor
Caldarone - ha bisogno di proteine di elevata qualità biologica, cioè
ricche di aminoacidi essenziali, presenti nella carne di pollo in
quantità elevate".
Le cosce di pollo soddisfano, insieme ad altri tagli di pollo e tacchino,
l'esigenza di un'alimentazione sana e leggera per l'infanzia: "un
bambino - spiega Caldarone - è come un atleta. Non ha bisogno di
un'alimentazione troppo abbondante o troppo ricca. Quello che gli occorre
è una dieta nutriente e leggera, in grado di assicurargli il giusto
apporto di proteine, vitamine, minerali e grassi.
Nella coscia di pollo vi sono quantitativi di ferro simili a quelli
contenuti nella carne bovina e a volte superiori a quelli presenti in
altre parti carnee.
Questo alimento può fornire un apporto nutritivo fondamentale nella
crescita, ad iniziare dallo svezzamento, quando la fonte non è più il
latte materno, per continuare nell'adolescenza, quando il maschio
irrobustisce le masse muscolari e la femmina subisce il depauperamento
ematico provocato dall'inizio del ciclo mestruale".
VALORI PER 100 GRAMMI. DI PARTE EDIBILE
| |
Fusi
di pollo crudo con pelle
|
Fusi di pollo crudo senza pelle
|
Fusi di tacchino crudo con pelle
|
Fusi di
tacchino crudo senza
|
| Lipidi
|
5,7 g |
3,7 g |
6,0 g |
4,6 g |
|
| Colesterolo
|
94
mg |
88 mg |
73 mg |
67 mg |
|
| Kcal
|
125 |
108 |
126 |
113 |
|
|
Ferro
|
0,7 mg |
1,0 mg |
0,9 mg |
0,9
mg |
|
| Proteine
|
18,4 g |
18,5 g |
17,9 g |
18,0 g |
Fonte: INRAN
PETTO DI POLLO E FESA
DI TACCHINO
Nutrirsi stando a dieta
Ricchi di tutti gli
elementi nutritivi, poveri solo di grassi e quindi di calorie, petto di
pollo e fesa di tacchino sono carni ideali per tutti. Anche per chi vuole
stare a dieta.
Digeribili e leggeri, oltre che ricchi di sali minerali e aminoacidi, con
un buon rapporto tra acidi saturi e insaturi, sono anche tra gli alimenti
consigliati a chi vuole dimagrire senza rischi per la salute. "In una
cura dimagrante - afferma il professor Pietro Antonio Migliaccio, libero
docente in Scienza dell'Alimentazione - pollo e tacchino non devono mai
mancare.
Basti pensare che 100 grammi di petto di pollo senza pelle contengono
circa 100 calorie: questo significa che si possono includere nella dieta
150 grammi di petto di pollo, sufficienti a saziare e, al contempo, a
mantenere a bassi livelli l'apporto energetico, facendo così
dimagrire".
Questo fattore, anche dal punto di vista psicologico, è molto importante.
"In questo modo - prosegue Migliaccio - non si rinuncia ai giusti
equilibri nutrizionali, come deve avvenire in una cura dimagrante ben
impostata.
Questa non deve essere mai sbilanciata e non deve mai far soffrire
all'organismo pericolose carenze". Per il loro basso contenuto di
colesterolo, oltre che di grassi totali, e per la buona presenza di acidi
grassi insaturi, i tagli del petto di pollo e della fesa di tacchino sono
inoltre consigliabili per la prevenzione di alcuni disturbi
cardiovascolari.
VALORI PER 100 GRAMMI DI PARTE EDIBILE
| |
Petto di pollo crudo
|
Petto di pollo cotto
|
Fesa di tacchino cruda
|
Fesa di tacchino cotta
|
| Ferro |
0,4 g |
0,6 g |
0,8 g |
1,5 g |
|
| Calcio |
4 g |
5 g |
6 g |
7 g |
|
| potassio |
370 g |
497 g |
320 g |
340 g |
|
| Vitamina
B1 |
0,10 |
0,20 g |
0,10 g |
0,10 g |
|
| Vitamina
B2 |
0,20 g |
0,20 g |
0,20 g |
0,20 g |
|
| Vitamina
PP |
8,3
g |
11,6 g |
6,7 g |
10,8 g |
Fonte: INRAN
VALORI PER 100 GRAMMI DI PARTE EDIBILE
| |
Petto di pollo crudo
|
Fesa di
tacchino cruda
|
| Colesterolo
|
60 mg |
50 mg |
|
| Lipidi totali
|
0,8 g |
1,2 g |
|
| Rapporto
acidi grassi saturi/insaturi*
|
0,92 |
0,89 |
|
| Proteine
|
23,3 g |
24 g |
|
| Lisina
|
2246
mg |
2254 mg |
|
| Arginina
|
1626 mg |
1536 mg |
|
| Istidina
|
937 mg |
922 mg |
Fonte: INRAN
MAGRISSIMA FARAONA PER
CHI AMA LE PROTEINE E ODIA I GRASSI
Molto magra e molto ricca
di proteine. È la faraona, una carne ancora poco popolare sulla tavola
degli italiani, ma che si qualifica invece come una delle carni bianche
più saporite e più nutrienti.
Tra le carni più antiche per tradizione, servita già sulle tavole
dell'aristocrazia romana, è la più moderna per stile. Magra e nutriente,
è adatta all'alimentazione moderna e ad ogni tipo di regime salutare e
ipocalorico. Con la faraona, insomma, la dieta si abbina naturalmente al
gusto, senza comportare dolorose rinunce.
Questo anche grazie al fatto che la carne della faraona è adatta a
diversi tipi di preparazioni e si presta molto a una cottura priva di
grassi.
La carne della faraona è riconoscibile per la sua colorazione un po'
scura, tipica della selvaggina: è bene farle subire una leggera
frollatura.
COSCIO DI FARAONA CRUDO (100 GRAMMI DI PARTE EDIBILE)
| Proteine |
24.3 g |
|
|
Lipidi totali |
1,8 g |
|
| Kcal |
113
|
Fonte: INRAN
PETTO DI FARAONA CRUDO (100 GRAMMI DI PARTE
EDIBILE)
| Proteine |
25,1 g |
|
|
Lipidi totali |
0,7 g |
|
| Kcal |
107 |
Fonte: INRAN
OBESITÀ INFANTILE?
BASTA ALIMENTARE MEGLIO I PROPRI FIGLI
Giuseppe Morino dell'Ospedale Bambin Gesù ci spiega come risolvere questo
grave problema. Il segreto è nella dieta mediterranea: carboidrati,
frutta, verdura e carni leggere e nutrienti, come quelle di pollo e
tacchino
UN BAMBINO SU CINQUE,
IN ITALIA, È DA CONSIDERARE OBESO
Recupero della dieta mediterranea e delle cucine regionali per combattere
l'obesità infantile e il disordine alimentare dei bambini italiani. A
questa conclusione si arriva dopo un'analisi delle patologie legate
all'alimentazione e delle abitudini alimentari, in voga oggi in varie
parti d'Italia.
La percentuale di bambini che presentano un 20% in più di chili rispetto
al loro peso-forma (questa è la soglia sopra la quale il sovrappeso viene
definito obesità) ha ormai raggiunto un quinto della popolazione
infantile italiana. Il pendolo dei valori che determinano forte sovrappeso,
o addirittura obesità, oscilla tra il 10 e il 28% dei bambini di età
compresa tra gli 8 e i 12 anni.
E non va meglio con la crescita, e con la pubertà il dato sale al 35%.
Per fortuna non abbiamo ancora raggiunto i livelli statunitensi, ma la
crescita del numero di bambini un po' troppo grassi è un segnale che deve
mettere in allarme. Un discorso simile va fatto, inoltre, anche per la
colesterolemia, un problema che non è più solo "appannaggio"
degli adulti e, soprattutto, degli anziani, ma ormai anche di molti
bambini. Le cause di tutto questo sono spesso legate a un'alimentazione
iperproteica e iperlipidica, nonché a un disordine alimentare dovuto ai
nuovi modi di gestire i pasti durante una giornata-tipo.
Mangiare spesso fuori casa oppure fuori orario, saziarsi con panini,
snack, merendine e quant'altro, non avere una vita alimentare regolare,
significa a lungo termine subire squilibri nutrizionali. Cosa si deve
fare, allora, per risolvere un problema che sta diventando così diffuso
tra bambini e ragazzi italiani? "Bisogna incrementare l'attività
fisica e lavorare sull'educazione alimentare - dice il professor Giuseppe
Morino, del Servizio di Dietologia Clinica dell'Ospedale Bambino Gesù di
Roma".
Seguire, in sostanza, un regime dietetico equilibrato e variato, in cui si
ponga attenzione ai grassi. "Per quel che riguarda le proteine, ad
esempio le carni avicole, - spiega ancora il professor Morino - hanno un
buon tenore lipidico, inferiore rispetto al passato come dimostrano i
valori diffusi dall'INRAN-Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e
la Nutrizione, e possono essere usate con ottimi risultati
nell'alimentazione infantile".
LA COLPA È ANCHE DEI
GENITORI, CHE LI ABBANDONANO A LORO STESSI
La preoccupazione per la cattiva alimentazione delle fasce
preadolescenziali e giovanili viene confermata quando si scende nello
specifico di alcune regioni italiane.
Prendiamo il caso esemplare del Lazio, dove si registra un preoccupante
aumento dell'incidenza dell'obesità infantile, che raggiunge quote tra il
25 e il 30%. Ad allarmare ancora di più è la crescita delle forme gravi
di sovrappeso (superiore del 40% rispetto ai dati normali) e dell'obesità
in età prescolare.
Ma quali possono essere le case di questa evoluzione in negativo?
"Spesso lavorano entrambi i genitori - risponde ancora Morino - e
c'è poco tempo da dedicare ai fornelli.
I ragazzi, lasciati soli, mangiano quando e come vogliono.
Spesso si annoiano e prendono a spizzicare. I più piccoli lo fanno magari
davanti alla tv o al computer. Non mangiano più nemmeno per fame, ma per
nervosismo".
La soluzione? Tornare alla cara e insostituibile dieta mediterranea, una
valida barriera contro le patologie alimentari visto che contiene pochi
grassi, è molto equilibrata nei valori nutritivi e - particolare non di
poco conto - è anche molto gustosa. "Direi - conclude il professor
Morino - che è da incoraggiare, un maggiore consumo di alimenti sani, con
meno grassi e meno calorie, ma ricchi di fibre. Non le solite merendine
confezionate.
Ma alimenti naturali e nutrienti come la frutta e la verdura, i
carboidrati, le uova e le carni bianche, sempre più ricche di proteine e
povere di grassi. Che sono quindi da consigliare non solo a chi ha
problemi di salute (obesità, malattie cardiovascolari), ma anche a chi è
sano e ci tiene a mantenersi in forma".
LA DIETA PREMAMAN
Come deve mangiare la futura mamma per assicurare il giusto apporto
proteico senza trascurare vitamine e sali minerali? Gli esperti
consigliano: carni avicole, frutta, uova, verdura, pesce, latticini e
altri alimenti leggeri ma nutrienti. Pensando alla salute del bambino…
"MANGIARE PER
DUE"
In gravidanza, dice la tradizione, bisogna "mangiare per due".
Stavolta, però, la tradizione si scontra con la scienza. Per la donna che
aspetta un bambino non è necessario, cioè, aumentare la quantità di
cibo.
Né tantomeno aumentare molto in peso corporeo. Occorre, invece, cercare
di seguire un regime alimentare equilibrato, che mantenga in buona salute
la madre e, contemporaneamente, fornisca al nascituro ciò di cui ha
bisogno. I nutrizionisti parlano di un incremento di 300 calorie al
giorno, o anche solo di 150 se con la gravidanza si verifica una riduzione
dell'attività fisica.
Il vero nodo, però, è il cambiamento dei fabbisogni: una donna in stato
interessante ha bisogno di una percentuale più alta di proteine,
calcolata in un 11-12%, e deve soprattutto aumentare considerevolmente
l'assunzione di acido folico (+100%), ferro (+67%), calcio (+50%) e
vitamina D. Spesso l'assunzione di queste sostanze nel corpo deve essere
garantita da integratori specifici.
È comunque fuori di dubbio che una dieta regolata e variata possa aiutare
- e molto - durante la gravidanza. Gli esperti parlano di un gruppo di
alimenti molto nutrienti e leggeri che possono aiutare la gestante nei
deficit dietetici, composto da uova, pesce, carni avicole, derivati del
latte, carni bovine, cereali, verdura. Le carni di pollo e tacchino, in
particolare, rientrano appieno nella dieta di una gestante.
Non solo perché sono carni delicate e digeribili; non solo perché - non
avendo un odore e un gusto forti o caratterizzati - sono più tollerate
dalla gestante sensibile a fenomeni fastidiosi quali le nausee. Ma anche,
e soprattutto, perché pollo e tacchino hanno valori proteici
assolutamente competitivi, anzi, in alcuni casi anche superiori a quelli
di altre carni. Secondo i dati forniti dall'Istituto Nazionale della
Nutrizione, la fesa di tacchino femmina, ad esempio, contiene il 24,2% di
proteine sulla parte edibile, rispetto al 21,5% di una lombata di
vitellone.
A fronte di un contenuto in lipidi che è di molto inferiore a quello
riscontrato in altri tipi di carne. Un dato, quest'ultimo, molto
importante per i nuovi criteri del regime alimentare in gravidanza, che
prevedono un basso consumo di grassi a favore di altre sostanze, più
importanti per la crescita del feto e per l'equilibrio fisiologico della
madre. Anche le uova vengono normalmente incluse nella dieta variata di
una donna in stato interessante. Non solo per l'alto contenuto di proteine
animali nobili, ma anche per la presenza di altri elementi (come i
minerali), indispensabili in un periodo così delicato quale la
gestazione.
Nelle uova si trova soprattutto il calcio, con 48 milligrammi su 100
grammi di parte edibile (che, in questo caso, corrisponde a due uova
intere), assieme a magnesio, potassio e fosforo. È presente anche il
ferro, e addirittura in quantità paragonabili a quelle fornite dalla
carne, vale a dire 1,5 milligrammi su 100 grammi. Le uova, inoltre, sono
anche ricche di vitamine: oltre alle vitamine B1 e B2, e all'acido
nicotinico, le uova contengono anzitutto la vitamina A, considerata tra
quelle fondamentali in gravidanza. Mangiare due uova vuol dire soddisfare
un quarto della razione giornaliera raccomandata.
QUALE APPORTO CALORICO
DURANTE L'ALLATTAMENTO?
Per una madre, comunque, il regime alimentare specifico non si conclude
con il parto.
Continua anche durante la fase dell'allattamento al seno, con modalità
diverse rispetto alla gravidanza, ma se possibile più limitanti. La
donna-nutrice deve, infatti, preoccuparsi di fornire al proprio corpo
l'energia necessaria per la produzione del latte, attraverso un aumento
dell'apporto calorico giornaliero di circa 500 calorie e di quello
proteico del 30%, nonché incrementando l'assunzione di alcuni minerali e
vitamine. Ha quindi bisogno di una dieta variata, ricca di proteine,
frutta e verdura.
La neo-mamma deve, però, anche stare attenta a non far passare attraverso
il suo latte alimenti che al neonato possano risultare sgradevoli o
addirittura nocivi.
La tradizione vuole che la donna che allatta non debba mangiare cibi
speziati, molto conditi, piccanti o dal gusto forte, perché potrebbero
alterare il sapore del latte, renderlo sgradevole per il bambino e, in
alcuni casi, provocare reazioni allergiche.
La tradizione, in questo caso, trova conferma nel regime dietetico
previsto dagli esperti nutrizionisti. Ma non sempre i consigli della nonna
trovano riscontri scientifici. È, infatti, solo un pregiudizio quello che
porta le neo-mamme a evitare uova e pesce, oppure a ridurre verdure e
alimenti integrali.
VISTI DALLE... STELLE:
VOLATILI E UOVA NELLA CUCINA DEI GRANDI CHEF
Un manipolo di star. Un gruppetto di grandi firme. E la loro filosofia di
cucina, misurata su due temi affascinanti: la "carne con le ali"
e le uova. Da sempre in grado di stimolare la fantasia dei grandi cuochi
internazionali
FERRAN ADRIÀ, EL
BULLI (ROSES GIRONA, SPAGNA) CHI È:
Periodicamente, come ogni altra "arte", quella culinaria affida
il compito di spostare in avanti i confini ad un vero innovatore. Chiedete
oggi chi possa essere, e nove critici su dieci vi risponderanno: Adrià, e
vi parleranno di emulsionatori, spume, cucina destrutturata. Una leggenda
che, guarda un po', inizia da un piatto a base di pollo.
LA "CARNE CON LE
ALI"
È praticamente il solo a servirla... liquida. Sì, avete capito bene.
La ricetta simbolo di Ferran Adrià, oggi mito dei gourmet e titolare del
ristorante europeo più gettonato dai globetrotter del gusto, è una
crocchetta liquida di pollo. In linea con la sua filosofia e la sua
tecnica, basata sull'uso di sifoni per emulsionare le materie prime - i
cui sapori essenziali vengono lasciati intatti e avvicinati
individualmente nei piatti - e sugli spregiudicati accostamenti
caldo-freddo in cui anche le pietanze salate (per tutti, il parmigiano)
divengono sorprendenti gelati o sorbetti.
Amato e imitatissimo, racconta così le sue scelte: "Cosa sono le
spume? Un concetto nuovo, sviluppato a partire da quello delle mousse ma
ripudiandone una certa tipologia di piatti pesanti e senza gusto.
L'idea l'avevo da anni, l'analisi era che finché nella mousse restavano
troppe cose, esse non avrebbero mai avuto sapore puro. Invece la filosofia
delle mie spume prevede materia prima, aria, e poco più".
Un'esaltazione dei gusti.
Come nella crocchetta di pollo, prima sua entrée a varcare per fama i
confini spagnoli.
Ecco come si fa: "Occorre mettere su un fazzoletto di pasta fresca,
preparato come per un raviolo e molto sottile, un po' della farcia
preparata così: stufate per mezz'ora tre cucchiai di cipolla e due
spicchi d'aglio ben triti. Aggiungete a un etto di petto di pollo lesso a
sua volta tritato fine, 250 ml di panna e 5 ml di brodo di pollo. Fate
bollire tutto, aggiungete a caldo due fogli di gelatina già ammollata,
legate, freddate e tenete in frigo per 12 ore, finché rassodi e sia
possibile tagliarlo in porzioni.
Ora chiudete la crocchetta con meno pasta possibile, impanate con farina,
uovo e pangrattato, friggete in olio di girasole e...". Sorpresa!
Scopritela tagliando e gustando, a tavola, la crocchetta di Ferran.
DAVIDE OLDANI,
GIANNINO (MILANO) CHI È:
Esce dalla scuola di Marchesi, ma da "straprimo" della classe:
che nel suo caso, davvero, non è acqua. Ha preso in mano e rilanciato a
fasti veraci uno storico, centenario locale milanese, Giannino, dove si è
imposto rapidissimamente con una cucina fatta di reinvenzione vivificante
dei classici e rispetto dei doni del territorio.
LA "CARNE CON LE
ALI"
Ama i volatili, li usa - dice - soprattutto d'inverno, e tifa per quelli
d'allevamento, purché (chiaro) di gran qualità: "Chi ha detto -
spiega - che un piccione o una quaglia da cortile, che mangia quel che
capita, abbia sapore migliore di uno tirato su con cibo perfetto, ad
hoc?". E il pollo? Oldani propone la doppia cottura, per rispettarne
la carne: le cosce confit nel grasso e i petti (che mantiene attaccati
all'osso) sobbolliti a 70 gradi per mezz'ora.
Così, dice, il pollo sarà tenerissimo e profumato, specie se maritato
poi a verdure bollite (verza di rigore), salsa d'erbe aromatiche e una
composta di frutta, più speziata e meno piccante della Cremona.
Arrostisce invece l'anatra: "Ha pelle più grassa", mentre anche
la fagianella giovane preferisce cuocerla a vapore, per non farla
indurire, e la sposa alla mostarda di frutta e verdure di cui sopra.
LE UOVA
"Posso confessare che amo... anche quelle di storione? Caviale Asetra,
che servo con latte cagliato in casa, da noi, e avocado. Ma, scherzi a
parte, le uova fresche di gallina fatele così: calatene due nel tegamino
quando è appena tiepido, quasi freddo, su un filino d'olio. Cuocete 5
minuti, cospargete fuori fuoco con tartufo bianco e finite con un po' di
sale grigio.
E poi... L'uovo di quaglia. Appoggiato, cotto dolcissimamente all'occhio
di bue, su un canapé di pasta brisée vestito con marmellata di cipolla
al vino rosso. Me li sono fatti per il mio matrimonio... Oppure, fate un
brodo di carne mista, calateci dei finocchi saltati in tegame, ma tenuti
croccanti, e un uovo di quaglia affogato. Una specie di zuppa pavese, ma
leggerissima e bellissima da vedere".
PIERRE TROISGROS,
CHÂTEAU TROISGROS (LIONE) CHI È:
Da "re" Troisgros tutto parla lionese, anche la padella: la
celebre lyonnaise appunto, nera, pesante, a manico lungo quanto il
diametro, bassa, tonda.
Quella a bordi svasati è proprio "da uova". E Troisgros, erede
del mago del terroire che ha innalzato a livelli siderali i grandi sapori
"di paese", ovviamente ne trae capolavori tra i capolavori...
LE UOVA
"Credo che la semplicità a volte sia davvero la salsa
migliore".
D'accordo, monsieur Troisgros. Purché il postulato sia: semplice, ma
perfetta. Come, da lei, l'esecuzione dell'arcifamosa frittata alla lionese...
"Già. Un modo deliziosamente semplice di trattare le uova, e un bel
matrimonio con il gusto speciale del midollo di bue. Uno dei milioni di
modi e di matrimoni possibili, del resto. Perché le uova, si sa, sono una
miniera...".
Le uova, per due persone, sono 5 nella ricetta di frittata alla lionese
con midollo di Troisgros. Di midollo ne occorrono 40 grammi, ben spurgato
in acqua per 12 ore, poi tagliato a dadini da un centimetro di lato, e
quindi sbianchito appena in una casseruola con poca acqua salata. Rosolate
delicatamente in poco burro, in un padellino, una cipolla tagliata
finemente.
E sbattete le uova: i tuorli in un piatto, gli albumi in un altro (questi
ultimi con un certo impegno e fermezza). Ora, e solo ora, riuniteli e
aggiustate di sale e pepe. Nella famosa padella scura lionese, scaldate
bene 30 grammi di burro, calate le uova e muovete con una spatola, dalla
periferia al centro, le parti rapprese. A metà cottura unite la cipolla e
i dadini di midollo ben sgocciolato, tenendone via qualcuno per guarnire
alla fine la frittata. Agitate con moto ondulatorio, a colpi di polso, la
padella, perché tutto l'uovo si rapprenda. Attenzione: deve
"solidificare", ma restando ben soffice!
Ora strofinate con uno spicchio o due d'aglio un piatto rotondo (tiepido)
e spadellate la frittata. Guarnite con il midollo, e pensate a Monsieur
Toisgros. P.S. La lionese non è l'unico capolavoro tutt'ovo firmato
Troisgros. Se capitate da lui, non perdete le "Uova Fino de Offet"
al lardo e vino rosso, o le "Uova Paoli" al prosciutto,
preparate al forno.
ALFONSO IACCARINO, DON
ALFONSO (SANT'AGATA DEI DUE GOLFI) CHI È:
La sua cucina è da anni il "polo sud" della grande ristorazione
italiana, quella che ha sorvolato i confini nazionali per fama e che
"viaggia" nel mondo. Iaccarino in cucina è fantasia e radici.
La prima scintilla nei suoi variegati piatti di mare e di terra, le
seconde "abitano" nell'azienda agricola messa su in zona per
rifornire la sua tavola.
LA "CARNE CON LE
ALI"
Da Don Alfonso i volatili non solo sono di casa, ma hanno le loro
stagioni. D'inverno selvaggina - beccacce ad esempio - e poi anatre e
galli cedroni. D'estate, piccione.
In autunno, pollo di zona. In primavera, vincono fagiano o tacchino.
"Mi è molto piaciuto preparare una pernice rossa cotta prima in
padella e poi leggermente al forno, farcita di erbe aromatiche e
accompagnata da melanzane in agrodolce, legate al tegame con frutta
candita, e da albicocche passite che cuociono "dentro" ai petti
della pernice, adagiati nel fondo fatto con le loro carcasse.
Ma amo anche una preparazione semplicissima da rifare a casa: picchietto
con aglio spontaneo, aglio novello, un pollo tenero. E lo cuocio in forno
dolcemente a 140 gradi. Punto, e stop".
UOVA
"Anche qui per avere sapori deliziosi da questo "ovunque e
sempre" che sono le uova in cucina, può bastare un'idea semplice,
replicabile a casa. Ingredienti, uova fresche e asparagi.
Questi ultimi vanno sbollentati, lasciandoli al dente. Intanto strapazzate
separatamente rossi e bianchi, aggiustate con sale, pepe nero, formate nei
piatti un letto bicolore e adagiateci gli asparagi, finendo con gocce di
aceto invecchiato, un filo d'olio extravergine e, volendo, poco pepe
ancora.
E poi, c'è il dolce.
Fate la classica crema pasticcera, distribuitela in cocottine o piccoli
tegamini da forno, aggiungete una grattatina di limone e un po' di
zucchero di canna, da far colorire appena, e passate in forno a 70-80
gradi. Facile, no? E buonissimo".
ROGER VERGET, MOULINS
DE MOUGINS (COSTA AZZURRA) CHI È:
Il suo Moulins de Mougins, sulla Costa Azzurra, nei pressi di Cannes, è
uno di quei posti destinati a meritare una bandierina perenne in tutte le
memorie relative alle tappe nodali della gastronomia contemporanea.
È passato certo di là il crocevia, il punto di incontro tra cucina
provenzale e cucina mediterranea in senso lato: recupero di una cultura
tutta erbe, eleganza e profumi, da un lato, e il rilancio (dall'altro) di
un universo nutrizionale divenuto oggi indiscusso modello mondiale.
LE UOVA
Tra le intuizioni preziose che un grande cuoco ha, a volte, c'è quella di
applicare metodi e mezzi di cottura genericamente usati per un genere di
alimenti ad un altro, per ottenere risultati particolari. Vedi la pesciera
con griglia, trasformata in perfetta "vaporiera" per gli
asparagi della ricetta che segue, o il bianco di pollo ai porri e erbe
tenere, di un'altra celebre ricetta. "In entrambi i casi si tratta -
spiega Verget - di proteggere le materie prime.
Si tratta di conservare i succhi e l'umidità naturale, esaltando la
freschezza piena del sapore. La carne di pollo, altrimenti, non
risulterebbe così cremosa e delicata".
Con gli asparagi, ecco l'apporto delle uova, servite in strapazzata
insieme ai tartufi neri: Matrimonio di tradizione, che comincia
addirittura 24 ore prima di iniziare a cucinare, come vogliono i veri
tartufai. Prendete allora i tartufi ben freschi, 30 grammi almeno,
metteteli insieme alle uova (5 per 6 persone) che eviterete di agitare, in
un boccale che chiuderete ermeticamente. Ventiquattr'ore dopo, pulite bene
gli asparagi, viola o verdi che siano (2,5 chili, omologhi tra loro per
lunghezza, 20 cm. circa, e spessore) e, in attesa di cuocerli, avvolgeteli
in un panno umido. Ora nella pesciera versate 3 litri di acqua, ponete la
griglia in posizione media, disponente gli asparagi in diagonale,
paralleli, a cinque a cinque, e salate.
Togliete i tartufi dal boccale, metteteli in pesciera con gli asparagi,
coprite e cuocete per 12 minuti, a partire da quando l'acqua bolle.
Ora calate anche le uova intere, e fate bollire per altri 8 minuti.
Tiratele fuori, sgusciatele, schiacciatele in un pentolino insieme ai
tartufi con una forchetta e versateci su il fluido ottenuto legando bene,
a parte, con la frusta due cucchiai di acqua bollente, poco sale, 100
grammi di burro a pezzetti. Sempre con la frusta, mescolate ora bene il
composto finché sia omogeneo e versatelo in una salsiera calda. Servite
gli asparagi su un piatto di portata lungo, accompagnati dalla
strapazzata.
LIDIA ALCIATI, GUIDO (COSTIGLIOLE
D'ASTI) CHI È:
È la signora con le perle della cucina italiana.
Ma il suo gioiello più prezioso sono le sue mani d'oro. Una leggenda
vivente, come lo era suo marito Guido, re delle cantine dei re, e di cui
Lidia oggi continua, insieme ai figli, il lavoro.
La sua è una grande linea italiana di territorio, esaltata dal piacere
istintivo di far piacere a chi è in tavola.
LA "CARNE CON LE
ALI"
"Ha sempre avuto tanto spazio nella mia cucina, certo.
Si pensi solo all'insalata d'anatra, un antipasto classico da noi. O
all'oca con le verze, anch'essa spesso presente in carta. Ma una cosa
nuova, che faccio da poco e sta piacendo molto, sono i tortelli di pollo,
serviti con crema di zucca e broccoli saltati.
Preparo un leggero soffritto di porri, e poi il ripieno, con la carne di
pollo disossata, cotta e amalgamata con parmigiano, uova, sale, pepe,
erbe. Riempio i tortelli, li chiudo, li cuocio, e li finisco saltandoli in
tegame con poco burro e la crema di zucca (passata al vapore, frullata,
insaporita): all'ultimo momento finisco il piatto aggiungendo un filo di
olio extravergine e i broccoli, appena saltati in padella".
LE UOVA Racconta:
"L'ingrediente che uso di più, forse, insieme al parmigiano".
Ma basterebbe la sua sfoglia, a dir tutto. Proverbiale.
Quella con cui fa i tajarin e i celebri agnolotti al plin (al pizzico,
cioè) perfetti, tutti rigorosamente a mano, a centinaia, senza scomporsi
quale che sia la pressione, conversando amabilmente come in un salotto.
Lei usa 11 (e già: undici!) tuorli d'uovo per ogni mezzo chilo di farina,
aggiungendo all'impasto 80-100 grammi d'acqua fredda e lavorandolo
energicamente finché è ben liscio.
Poi copre con un panno e fa riposare mezz'ora. Quindi, pezzo a pezzo, lo
stende formando le strisce sottili su cui (per gli agnolotti) mette in
fila, come soldatini, le palline di ripieno, arrotolando
longitudinalmente, premendo con le dita lungo il punto d'aderenza e poi
tra agnolotto e agnolotto con... un pizzicotto, appunto. Taglia con la
rotella la striscia e i singoli agnolotti rifinendo col polpastrello.
Poi li mette in un canovaccio spolverato di semolino in attesa della
cottura, che durerà 5-6 minuti.
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